L’avvelenata – La morte non guarda in faccia nessuno

18 Dicembre 2018 Blog
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di Francesco Certo

Abbiamo scritto un post dedicato ad Antonio Megalizzi, lo abbiamo fatto tutti insieme e di getto perché era uno dei nostri, uno che faceva la radio. Ci siamo risparmiati la retorica, non lo conoscevamo e l’unica cosa in comune era quella di raccontare il mondo da un microfono. Ma quando una cosa ti tocca dentro e giusto tirarla fuori.

Antonio è morto a Strasburgo, un luogo famoso solo per la sede del Parlamento europeo, città di raro freddo e poco altro. Antonio è morto in un mercatino di natale, mentre probabilmente pensava ai fatti suoi, interrotti da un colpo di pistola cieco e sordo. Perché Antonio è morto solo perché quel giorno aveva deciso di fare due passi, forse la cosa più scontata e banale delle nostre vite.

Il terrorismo, le guerre sante e tutte queste cazzate che infestano il nostro tempo sono diventate, ormai, una quotidiana abitudine. L’analisi della pochezza cerebrale che condiziona questo scontro culturale la risparmieremo; palese come solo la decadenza socio-intellettiva possa spingere menti obnubilate a combattere per nulla.

Antonio non lo conoscevamo, infatti abbiamo evitato di raccontarlo, perché se non conosci qualcuno devi solo evitare. Questo mondo, però, schifa il rispetto e la riservatezza, preferendo vivere di facciate di ignobile pochezza e di strumentalizzazioni volgari.

Antonio raccontava l’Europa per una radio universitaria, un progetto ambizioso e interessante. Narrava i fatti di una comunità che contiene realtà che questa unione la detestano, ma forse questa è un’altra storia. O forse no, perché la retorica che ha accompagnato la fine di Antonio è riuscita a toccare il fondo.

Il silenzio non ci riesce, infatti anche noi ci stiamo perdendo in parole che potremmo evitare. Quelle che non erano necessarie le hanno regalate in troppi: osceno collegamento tra il gesto di un mentecatto e il lavoro di Antonio, come se non fosse l’ennesima vittima casuale di una follia senza senso, ma un obiettivo reale. Nessun mirino puntato, soprattutto nessun bisogno di speculare sulla morte di un ragazzo per sponsorizzare la lotta a favore dell’Unione Europea.

Siamo troppo attirati dal dire la minchiata più grossa, in quello strano bisogno di narrare cose che non conosciamo e ammantarle di una magia recondita e superflua. Antonio non è morto perché credeva nell’Europa o perché la raccontava. Nella mente del lesionato che ha sparato non c’era Antonio e nessun obiettivo, c’era solo quella sete immotivata di vendetta casuale. Colpire, colpire, colpire il più possibile e basta: solo per questo è morto Antonio, lui come tutti gli altri avevano l’unica colpa di essere su una traiettoria senza mira. La morte non cerca scuse, arriva. Le motivazioni le cerca chi prova a comprendere, chi prova a non soffrire; altri cercano solo un motivo per poter dire una nuova originale cazzata.