pillole dissidenti – mickey rourke non sarebbe fiero di me

5 dicembre 2018 Blog
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Il terrore della pagina bianca è quella cosa che ti sale in corpo quando vorresti dire tante cose ma non sai come farlo. Il terrore della pagina bianca, a modo suo, è quello che ha infettato gli ultimi anni di ruock, e la u è voluta perché il ruock è il più grande nemico della musica. Il ruock è quella cosa che impedisce l’evoluzione di un sound, quello spauracchio per cui tutto è finito col quarto disco dei Led Zeppelin a voler star larghi, per cui Axl Rose resta inimitabile e nel 2018 dobbiamo percepire entusiasmo per gli Ac/Dc.

Ho un programma rock e odio il ruock. Se scrivessi una letterina a Babbo Natale ogni anno chiederei la stessa cosa. Chiederei di concedere a tutti la voglia di conoscere qualcosa di nuovo, di poter sfidare il proprio limite mentale—ma, se proprio non ce la dovessero fare, perlomeno di non cacare il cazzo a più non posso dicendo che ehi, quella era la musica, mica quello schifo di adesso.

Ci sono innumerevoli esempi di dischi bellissimi usciti negli ultimi due, tre, cinque, dieci anni. Chiaro, non fanno parte del “classic rock”, anche perché gran parte di quelli risulterebbe completamente fuori contesto. La musica serve a raccontare i propri tempi, serve a raccontare la propria generazione. Un tempo leggevo un’intervista a Mickey Rourke (“che valia che hai”, mi direte voi) che sosteneva come il grunge, Cobain, i Nirvana eccetera avessero ucciso il vero ruock, quello dei Guns, che erano sfacciati e non lamentosi. Una mentalità da ridicolo maschietto alpha, lontanissima dal mio modo di vedere le cose. Ma lui è Mickey Rourke, per cui quell’intervista avrà giocoforza condizionato qualcuno, che da allora pensa che i Nirvana siano lamentosi e che la vera musica serva a fare caciara.

La musica secondo me è un’arte, un’arte molto diretta, utile per raccontare sé stessi e ciò che si ha attorno, altrimenti è un vacuo insieme di cose messe a caso, spesso su una melodia poco più che accettabile, per riempire tre minuti di palinsesto radiofonico o per trenta secondi di streammata gratuita su Spotify prima di skippare e passare ad altro nelle playlist generate dal sistema. Il bello di potersi raccontare sta nel fatto che “rischi”, anche anni dopo, che la tua musica sia ancora attuale per qualcuno, perché nei brani vecchi non c’è necessariamente anacronismo; prendi una Eve of destruction, splendidamente attuale (purtroppo) nonostante più di mezzo secolo di storia.

Se io ti avessi davanti, Babbo Natale, ti chiederei questo: dai un po’ di voglia di ascoltare musica a queste persone stanche. La stanchezza deriva da un appiattimento e io non ce la faccio più a leggere certi discorsi, a sentire certe parole. “Il vero ruock è morto”. Personalmente ho ascoltato poca musica nell’ultimo periodo, poca musica nuova, ma ho riscoperto certi artisti che avevo un po’ messo da parte perché avevo bisogno di capire meglio chi fossi tramite parole di altri. Mickey Rourke non sarebbe fiero di me, lo so.

Se io ti avessi davanti, Babbo Natale, ti chiederei queste cose. Ma tu a RadioStreet non ci sei più perché qualcuno ha deciso che si poteva fare a meno di te (emoji triste) e quindi ti dedico questa canzone, figlia di malinconia e ricordi di un passato ormai lontano.

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