pillole dissidenti – io di architettura ci ballerei pure

21 Novembre 2018 Blog
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“Stranizza d’amuri” è contenuta in “L’era del cinghiale bianco” del 1979

Negli ultimi giorni ho notato che in parecchi se lo stanno chiedendo in modi diversi, ed è bello perché vuol dire che non sta a cuore solo a me. Ero sicuro fosse così, però mi compiaccio particolarmente del fatto che se ne parla, perché se si parla di qualcosa, quel qualcosa automaticamente esiste.

Parlare di musica è come ballare di architettura, disse – secondo molti – Frank Zappa. Una delle uscite più sopravvalutate (o, se volete, fraintese) di sempre, anche perché non era neanche una frase di Zappa come quasi tutti credono, bensì di Martin Mull, ma ok. Parlare di musica, di cultura, serve tanto in giornate come queste. L’unico modo per sconfiggere il buio è la luce, anche perché il buio è assenza di luce, e in alcuni casi ce ne dimentichiamo. Non vuole essere un discorso intriso di aria di superiorità, perché la cultura non è solo quella formalmente intesa ad oggi come quella da radical chic (termine odioso, specie quando viene usato per tutto, a prescindere). La cultura è anche assaporare un disco, non limitarsi a metterlo su, e capire il messaggio, se un messaggio c’è.

  • la scorsa settimana è uscito il nuovo disco di Salmo, accompagnato da polemiche per le sue parole effettivamente dure, non tanto contro Salvini ma contro chi ascolta hip hop e vota Salvini. (dallo schedario dissidente)

Un paio di sere fa, leggevo un bel pezzo di Francesco Algeri (uno che la musica la conosce, la vive e la sa fare) in cui si sottolineava come si stia andando sempre più verso la morte del disco in favore di una politica da streaming fast food. Non è un discorso da vecchi Canali restii ad adattarsi, né tanto meno da nostalgici a tutti i costi, non è mai stato questo e mai lo sarà: è un discorso da romantici*. Un discorso da chi, in mille modi, cerca di dare ancora un peso a questa faccenda della musica, che non è solo un qualcosa da mettere su mentre si fa altro, ma è anche un ottimo modo per discutere, per conoscere il mondo – o una parte di esso, per crescere.

*Mentre il mare della riviera jonica provava non sempre invano a sfondare il lungomare per invadere una pista ciclabile, domenica mattina discutevo dell’arte di Franco Battiato. Franco Battiato è un uomo particolare, uno che se lo vedi senza sapere chi sia magari non gli dai due lire perché si presenta sempre con umiltà, con un’aria importante sì, ma senza l’apparente aura da persona che può insegnarti la vita. Eppure può insegnartela, con i suoi testi mai banali e con un registro linguistico in cui aulico e popolare si intrecciano per dar vita a una nuova grammatica, che non esisteva prima di lui e che ad oggi nessuno è ancora riuscito a riprendere in quel modo.

Mi ricorda tanto Bowie da questo punto di vista, perché riesce a descrivere bene qualcosa che non sai cosa sia, anche girandoci attorno in apparenza, per poi farti scoprire a posteriori che era arrivato dritto al punto ben prima di quanto tu potessi immaginare.

A me non piace la piega che sta prendendo una società in cui la parola viene messa in secondo piano da personaggi che si augurano la morte del pensiero. Ogni tanto metto su qualche disco e mi chiedo se sia io *troppo* sensibile o se il mondo attorno abbia perso questa parte di sé. Le volte in cui rispondo la seconda opzione mi viene spontaneo chiedermi cosa sia potuto andare storto, quando abbiamo iniziato a non dare più peso alla musica. Perché che sono solo canzonette lo sappiamo da più di cinquant’anni, ma in quei cinquant’anni abbiamo perso il contatto con il mondo esterno. Non è una colpa della “musica-di-oggi”, quella è figlia di una concezione diversa e dà al pubblico esattamente ciò che vuole.

La colpa è della generazione precedente, di una classe dirigente che ha ritenuto che una frase erroneamente attribuita a Zappa dovesse spiegare il mondo qua fuori. Parlare di qualcosa, anche sbagliando, non è reato, se si ha l’umiltà di confrontarsi. Ricominciamo a farlo, cu tuttu cca fora si mori?

@wikigreg