L’avvelenata – Di Battista chi?

13 Novembre 2018 Blog
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Alessandro Di Battista

di Francesco Certo

Che poi cosa sia “la stampa” non è mai stato così chiaro. Un mondo infarcito di egoismi e personalità che godono nell’esaltare la propria unicità e singolarità. Una continua battaglia nell’ergersi come isole solitarie, argomenti buoni fino a quando non arriva l’ordine dall’alto di fare squadra. Qualche settimana fa, su queste stesse pagine, commentavamo un sindaco contro uno specifico giornalista: sgradevole, perché le battaglie personali se infarcite di populismo rischiano di trasformarsi in caccia all’uomo.

Non sempre è così, anzi spesso gli attacchi alla stampa sono soltanto fucilate a salve nel mucchio. Queste sono giornate un po’ strane, perché l’aggettivazione ha fatto la differenza più di altri casi spesso peggiori. Di Battista in fondo è un turista con molto tempo libero e tante idee inespresse. Mentre continua i suoi reportage dal Sud America, che invece che postare su Instagram come noi stronzi comuni piazza su un quotidiano nazionale, trova il tempo per commenti di vario tipo sulla società italiana. La stampa sarà anche puttana e pennivendola, anzi probabilmente è proprio così in tantissimi casi, ma la domanda è un’altra: tu chi sei? Anche se lo sappiamo benissimo: uno dei rappresentanti che fino a ieri sono stati perfetti per riempire prime pagine e talk politici, e che oggi ledono il diritto all’informazione. Quanto è amara l’incoerenza.

La mancanza di coraggio è evidente: il mucchio è corposo, si spara nel mezzo e tanto qualcuno puttana e qualche altro pennivendolo lo trovi. Se Di Battista volesse potremmo compilare insieme la lista, sempre che lui abbia una minima idea dell’argomento. Sarebbe stato più onesto fare attacchi sinceri e chiari: quelli a La Repubblica di qualche settimana fa, almeno, riconoscevano il nemico. Adesso si parla del nulla, e sul niente parte la difesa di categoria. Rispondere a nessuno fa abbastanza ridere, perché se è vero che Di Battista è un “pensatore” a cinquestelle è altrettanto chiaro che sia paragonabile al nulla cosmico in quanto a importanza istituzionale. Insomma: ma chi se ne frega?

La verità è che il giornalismo di personaggi al limite ne presenta tanti, come è vero che insistere sul vittimismo non serva praticamente a nulla per difendere il proprio diritto di espressione. Si vive anche di concorrenza, spesso di critiche aspre verso chi svolge il mestiere senza pensare a conseguenze e deontologia. Siamo tutti sul baratro dell’immorale, magari non ci accorgiamo neanche, e sicuramente qualche marchetta non ce la siamo neanche negata. Autocritica banale? Probabile, oppure la consapevolezza che ogni nostro comportamento non sia sempre del tutto lineare. Di Battista e Di Maio non accendono nessun odio perché sono piatti e vuoti, non dicono assolutamente nulla e parlano per massimi sistemi già commentati. Offendersi? Solo una parte da recitare: tu attacchi me perché dici che io ho attaccato te, mi offendo, ti offendi, ci offendiamo e allaghiamo le nostre pagine di queste inutili parole mentre il mondo va avanti.