Il tegame dell’assessora – chiosasonora

14 ottobre 2018 Blog
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di mica salis

L’italiano e gli italiani regionali abbondano di parole fantasiose create per sbeffeggiare, denigrare, umiliare le donne che non rispecchiano l’ideale di castità e purezza tipico di una società patriarcale, maschilista e cattolica. L’insulto per eccellenza da lanciare a una donna è proprio quello di non essere vergine o, se sposta, di non essere fedele a un solo uomo. Simmetricamente, la versione maschile dello stesso insulto è di essere un uomo tradito dalla propria compagna; una versione, si badi, sicuramente diffusa, ma non tanto quanto quella femminile, perché l’uomo ha altre dimensioni esistenziali oltre a quella sessuale. L’uomo, per esempio, può essere insultato con metafore escrementizie o genitali, mentre la donna disprezzata è prima di tutto dedita ai piaceri della carne. Solo recentemente si è diffuso l’insulto stronza, necessario per tradurre il bitch dei film americani. Anche bitch era originariamente un insulto di natura sessuale (perché gli italiani saranno pure cattolici, ma gli americani sono puritani), perché significa ‘cagna’ e sappiamo che fama hanno le cagne, fin dal Medioevo (basta ricordare i versi di Dante sulla cugina della cagna, la lupa: «ché questabestia, per la qual tu gride, / non lascia altrui passar per la sua via, / ma tanto lo ’mpedisce che l’uccide;/ […] Molti son li animali a cui s’ammoglia / e più saranno ancora»). Poi, però, è passato a definire un tipo di donna aggressivo e spregiudicato, che non disdegna di esercitare la sopraffazione. Per tradurre questo concetto, l’italiano ha significativamente dovuto adattare una parola solamente maschile, stronzo, formando un prima inesistente femminile.

E veniamo al tegame: un’assessora (di cui non dico il nome per non farle pubblicità, ma che potete scoprire qui) di un comune in provincia di Pisa ha insultato via Facebook, il mezzo preferito dei vili e dei frustrati, una giornalista (di cui non rivelo il nome ecc.ecc., ma è tutto nel link qui sopra) perché ha espresso alcune opinioni critiche sull’elettorato del partito Noi con Salvini, o Lega, insomma quello lì. Per insultare una giornalista che aveva espresso un’opinione personale su un partito politico, l’assessora non ha trovato di meglio che ricorrere al più classico degli appellativi, ma ha usato non espressioni italiane, bensì una interessante parola tipica della Toscana settentrionale, della zona tra Pisa e Livorno: tegame. Per chi non è di quelle parti, spiego che il tegame non è un tipo di pentola perfetta per cuocere il pesce al forno, ma è, come spiega con dovizia di particolari questa pagina del Wikizionario, una «ragazza dai modi alquanto disinibiti ed estroversi, specialmente nei confronti del sesso maschile».

Quante parole ci sono nelle regioni italiane che somigliano a parole italiane, ma che hanno altri significati. Per esempio, in messinese c’è il verbo scialarisi (spesso italianizzato in scialarsi), che somiglia all’italiano scialare ‘sperperare denaro’, ma in realtà significa ‘divertirsi da matti’. Ebbene, l’assessora non ha insultato la scarsa professionalità della giornalista, la superficialità con cui realizza le interviste, la sua scarsa cura nel verificare le fonti; non ha neanche alluso al conflitto di interessi che emerge ogni volta che qualcuno parla di politica in una rete televisiva, o una radio, o un giornale di proprietà del gruppo Mediaset-Fininvest-Berlusconi. No, ha dato del tegame alla donna, e, per completare l’opera, ha dato del tegame anche alla sorella della donna, che siccome conduce programmi di cucina su altri canali, non poteva essere lasciata fuori. L’assessora ha fatto la battuta, va’. E di questo la ringrazio, perché mi ha fatto scoprire questo insulto che non conoscevo, immagino derivato dalla forma del tegame, evocativa dei genitali femminili provocatoriamente spalancati. Ma attenzione, la raffinatezza intellettuale dell’assessora non si è manifestata solamente nella battuta, ma, in onore alla delega alle pari opportunità che detiene nel Comune, l’ha indotta ad aggiungere che la giornalista è stata anche ripetutamente tradita dal suo compagno: le ha, quindi, assegnato un attributo infamante tradizionalmente appannaggio degli uomini, quello di cornuto. Valorizzazione del patrimonio linguistico locale, fine ironia, parità di trattamento tra uomini edonne: questo è il livello dei politici che ci meritiamo, questo è il futuro dell’Italia.