perfetti sconosciuti – Capitolo IX

31 agosto 2018 Blog
#andrea e rachele
#perfetti sconosciuti
#radiostreet
#venerdì

–       Gabri tra quindici minuti al Let’s Bar
–       Cos’è successo?

Ma il tempo era già scaduto, il telefono era stato riattaccato velocemente. Era già al loro tavolo, in attesa con un caffè in mano.

–       Hai un aspetto del cazzo Andrea, lasciatelo dire.
–       Non la capisco, ovvio che io sia orrendo. Ti odio quando non capisci le ovvietà.
–       Rachele? Ancora? Fratello, te lo dico con sincerità: lascia perdere.
–       Facile a dire.
–       Facile niente. Guarda che è chiaro che venite da due mondi paralleli, solo tu non l’hai capito. Il tuo racconto era abbastanza chiaro. Non fa per te.
–       Dai! Cazzo! Le cose diverse si incastrano sempre, vabbè magari quasi sempre, ma si possono incastrare.
–       Forse in quelle cazzo di storie da comodino che leggi tu. La speranza ti serve solo per addormentarti.

Era complicato Andrea, nessuno riusciva a capirlo del tutto. Anche lui spesso dubitava ma aveva quella certezza: doveva rivederla. Non era un tipo da far cadere le cose, aveva già il telefono in mano per chiamarla.

–       Se la chiami ti riempio di botte, non scherzo!
–       Gabriele hai rotto, adesso devo sentirla.
–       Lascia scorrere il tempo, deve essere lei a farsi sentire. Hai perso il tocco, quella spietatezza.

Gabriele parlava citando e filosofeggiando, era antipatico per chi non lo conosceva ma era perfetto per Andrea.

–       Stasera esco con Valentina, non puoi dirmi di no Andrea, c’è anche una sua amica.
–       Dai che palle! Non ho voglia
–       Alle 22 pronto, non mi fare aspettare che è una cosa che odio. Fatti bello, magari lavati stavolta.
Era fatta, Gabriele aveva bisogno della sua migliore spalla e Andrea di staccare la spina.

Si faceva aspettare Andrea, come sempre tra l’altro. Lentissimo nel prepararsi, quel maledetto ciuffo ribelle che non ne voleva sapere di stare in ordine. Sarebbe impazzito se non fosse stato perfetto. Profumo giusto, mille sguardi allo specchio e quel mantra: “Sei brutto, non piaci nemmeno a tua mamma, ora divertiti però”. Prima di uscire indossava la sua “maschera” di cinismo, una coperta di Linus per sembrava più sicuro.

–       Poi siamo noi donne a farci attendere! Lei è Giulia
–       Piacere, io sono Andrea.
–       Chissà se sarà un piacere conoscermi.

Si era presentata in maniera interessante Giulia, forse la lunga attesa insieme a Valentina le aveva dato tempo di trovare la frase a effetto.

–       Mi basta uno sguardo di solito, lasciami la presunzione di dirtelo. Forse già ti conosco.
–       Ah sì? E chi sono?
–       Ok, la tensione immediata era prevista. Una birra ghiacciata?

Gabri smorzava, Andrea però non aveva mollato

–       Avrai fatto il classico, poi giurisprudenza… no, medicina. Tutto ti è dovuto, sei la principessa di casa. Forse no, sei di una famiglia modesta. Il tuo è riscatto sociale, orgoglio. Provi a ostentare ricchezza, abiti firmati, abbinamenti perfetti ma questo non ti regala una vera identità. Non sei insicura, hai solo l’imperante necessità di dimostrare costantemente qualcosa a chi ti ha sempre schernita ed allontanata.
–       Sei solo una testa di cazzo. Non ascolterò più nulla di questo monologo.

Giulia aveva raccolto le sue cose ed era andata via dal locale.

–       Gabri ma il tuo amico che problemi ha?
–       Andrea cazzo! Ha ragione Valentina, che ti passa per la testa?
–       Che ho detto? Ha cominciato lei. Mi piacerebbe dirvi che è stato bello ma non è così. Ciao Gabri, ci sentiamo dopo.

Aveva preso una birra al bancone pronto a camminare via insieme ai suoi pensieri. Una passeggiata interrotta da una panchina.

–       Andrea? Che ci fai qui?
–       Chiara? Ciao, come stai? No, nulla. Solo la voglia di stare un po’ da solo.

Per anni era stata la sua migliore amica, poi una nottata di passione di troppo li aveva allontanati.

where is she?