WikiGreg – Pillole di musica dissidente: La leggenda del 31

2 agosto 2018 Blog
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In un’intervista a ridosso dell’uscita di Fleurs 3, qualcuno chiese a Franco Battiato per quale motivo il secondo capitolo della serie portava il numero 3. Lui rispose, ricordo, in modo serafico che era un modo per far capire che era una fine—ideale, questo, poi disatteso quando uscì qualche anno dopo Fleurs 2.

(questo paragrafo, come tutto il pezzo, era stato scritto prima che uscisse qualunque notizia su Franco Battiato. Ti voglio bene e te ne vorrò per sempre, Maestro)

Il problema delle serie, o delle trilogie, è proprio questo: bisogna imporre una fine, anche a rischio di deludere qualcuno. Ma c’è qualcosa che a volte non sai come terminare, se terminare, perché non sai neanche che esiste. Puoi mettere un punto alla fine? Come fai a interrompere qualcosa che per sua natura è un’interruzione brusca, un termine ultimo. La fine.

La leggenda del 31, tipo fine e fuochi d’artificio

Due giorni fa era il 31 luglio o il trentuno zero sette, perché la canzone di Mecna io l’ho sempre chiamata così, scandendo i numeri come non fossero l’indicazione di una data, pur avendone sempre apprezzato il rimando al brano di Aphex Twin, Avril 14th, che gli fa da base. 31/07 è la prima parte di una trilogia aperta e involontaria, una trilogia sulla fine a vari livelli, una fine che per sua natura però non è tale e forse non potrà mai esserlo.

Le ho riascoltate in fila, prima di mettere giù queste righe, e si sentono tutti i sette anni di distanza tra apertura e chiusura, due mesi che diventano quasi novanta nel tono della voce dapprima sussurrato e a tratti tremante in una notte di mezza estate, con una maschera di sicurezza che serve a tenere su i dubbi e la certezza di una fine che forse non arriverà mai, perché manca quel capitolo finale, quella voglia di dirsi addio per sempre, e se anche ci fosse la voglia forse mancherebbe la forza, perché è questo quello che capita nella vita.

Una delle più belle trilogie sull’amore interrotto è in realtà una storia su un amore infinito, da leggere come paragrafi stilisticamente diversi tra loro di un racconto quasi disegnato, con pennellate meravigliosamente uniche a descriverne lo sfondo (non bastano mille cuori per descrivere la strumentale di Yakamoto Kotzuga in trentuno zero otto) e sensazioni contrastanti che, una volta conclusasi 31/09, fanno solo capire che la fine è solo un’idea e non può essere imposta, perché nessuno vuole che si chiuda la leggenda del 31.

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