WikiGreg – Pillole di musica dissidente – Apologia di Rovazzi

25 luglio 2018 Blog
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Facciamo un gioco: io vi dico in tre parole cosa c’è qua dentro, poi sta a voi capire se conviene proseguire o meno.

Ok, vado: “io adoro Rovazzi”.

“Ehi, ma tu non sei quello della trasmissione rock?”, potreste replicare voi. E la mia risposta sarebbe ovviamente positiva. Perché Rovazzi ha un’anima roc… no, così è eccessivo. D’accordo, andiamo con ordine.

Fabio Rovazzi emerge nel 2016 con una particolarità: non sa rappare, è stonato e non è neanche bello. In queste condizioni per fare il botto devi essere veramente sculato, o avere altro talento (tanto) in altri campi. Andiamo a comandare diventa un tormentone instasubito, spinta a forza da quello che diventerà il suo pubblico di riferimento, i bambini; personalmente ricordo di averla sentita la prima volta al battesimo del figlio di mio cugino e di essermi chiesto con una ingiustificata quanto ingiustificabile spocchia un qualcosa dal retrogusto di “dove andremo a finire, signora mia?”.

Andiamo a comandare è il primo passo, ma Rovazzi fa breccia nel mio cuore con Tutto molto interessante perché è lì che dimostra al meglio il suo talento: l’autoironia. Ok, in tanti la sfoggiano, ma la sua ha un retrogusto particolarmente genuino che raramente sconfina anche solo nel dubbio della paraculaggine, perché Rovazzi sa benissimo quali sono i suoi veri punti di forza—uno di questi si chiama videomaking, campo in cui eccelle davvero, ma ci torniamo dopo. Tutto molto interessante aiuta a capire meglio anche Andiamo a comandare, successo inaspettato che, e cito lo stesso Rovazzi dal secondo singolo, “ha rotto le palle”.

Le pressioni della casa discografica (rappresentata nel video da uno splendido Fabio De Luigi), vere o fasulle che siano, rispecchiano comunque alcune realtà di mercato, verosimilmente anche capitate specie per il discorso del target a cui vendere. Ho visto e letto qualche intervista in cui lui prende un po’ le distanze dicendo di non scrivere musica per bambini, ma se di fatto sono loro a comprare i pezzi e vedere i video perché rinnegarli? Tanto vale fare un qualcosa che a Rovazzi riesce benissimo: piegare il mercato al suo volere, ed è così che nasce Volare, un video che è una spremuta di meme più o meno intelligenti, con citazioni più o meno ricercate (il product placement ispirato a Boris è una vetta altissima) e la presenza di Gianni Morandi (in quel periodo nel punto forse più alto della sua parabola social) nel pezzo a far capire che ok il divertimento di censurarsi con Enrico Papi, ma i numeri sono troppo alti per non sfruttare il tutto come trampolino di lancio per una carriera nel cinema che probabilmente intraprenderà tra qualche anno.

A proposito di Volare, va segnalata l’intelligente mossa di mettere in bocca a Morandi, un settantenne meraviglioso ma pur sempre settantenne, quello che l’italiano medio pensa di Rovazzi, laddove per italiano medio intendo i tanti che si sono fermati al primo paragrafo di questo pezzo.

Non ho la pretesa di volere alcun tipo di ragione a tutti i costi, ma la sottovalutazione del fenomeno Rovazzi, mista anche all’esaltazione nelle classifiche di alcuni scimmiottamenti degli anni ’80 onesti ma pur sempre sbiaditi, mi sorprende. Sono solo canzonette, perché musicalmente sono basi edm con una spruzzata di Danti, l’addetto principale a rime e wordplay; non è questo il campo in cui verrà ricordato a lungo, ma sicuramente per il videomaking sì, ed è qua che arriviamo a Faccio quello che voglio, il video italiano più bello di sempre.

Chi mi conosce sa che “il [X] più bello di sempre” è una mia espressione tipica, spesso figlia dell’entusiasmo del momento, ma mai buttata lì a caso: il nuovo video di Rovazzi è così straordinario che la canzone diventa solo un pezzo scritto per fare da colonna sonora a quello che di fatto è un cortometraggio. Unire canali così diversi, tenendo separate le idee di base (la canzone funziona anche senza video, pur perdendo decisamente per strada, giocoforza, un bel po’ di significato), non è semplice. La grandezza del lavoro di Rovazzi sta anche in questo, nel partire da un’efficacissima idea di video e svilupparla, mettendo insieme una narrazione completa e pazzesca dal punto di vista tecnico.

“Non so se son pazzo o sono un genio”, cantava in Andiamo a comandare. Non so se Rovazzi sia un genio, credo di no, ma ha dei talenti talmente tanto importanti che sminuirli sarebbe davvero un insulto alla nostra intelligenza. Forse siamo più sapienti noi di quest’uomo, anche se poi, probabilmente, tutti quanti non sappiamo proprio un bel niente: almeno però lui lo sa, lo ammette, ci gioca e, forse, non è che all’inizio del suo gioco.

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