WikiGreg – Pillole di musica dissidente: Che poi, alla fine

11 luglio 2018 Blog
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Che poi alla fine ci pensi e una paura altro non è che un qualcosa di irrazionale, che si radica dentro di te e devi in qualche modo esorcizzare. Tutti ne abbiamo, di vario tipo.

Che poi se ci pensi questa rubrica, tutta questa cosa del blog, nasce anche per combatterle, quelle paure che prendono forma nel fondo della tua anima, nel retro del tuo cervello, ed entrano silenziosamente nella tua quotidianità per spiazzarti quando meno te lo aspetti, subdolamente, con quel pizzico di violento cinismo inadatto alle cose belle.

Che poi se ci pensi nella vita parli e scrivi, e niente più della cultura aiuta a sconfiggere ogni forma di paura, perché la paura di per sé non esiste, non ha forma se non nella tua testa, se non nei tuoi pensieri, e se i pensieri sanno organizzarsi, se la coscienza prende forma, sconfiggi tutto più che puoi, perché se sanguina può morire, come dicevano i vecchi adagi dei poemi eroici.

Che poi, alla fine, se ci pensi quelle tre o quattro paure ataviche che ti portavi dentro le hai fatte superare da una paura ancora più grande, che contrasti dentro di te mettendo su un brano, due brani, tre brani, quattro o cinque, finché non trovi quello giusto che plachi quel senso irrazionale di panico che può scatenare un vago, vacuo ricordo di qualcosa che poteva essere peggio di ciò che è stato. Qualcosa che poi è diventato una paura sopita. E le paure, alla fine, le abbatti pensando che sì, è stato solo un brutto giorno.

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