WikiGreg – Pillole di musica dissidente: radiofonicamente parlando

20 giugno 2018 Blog
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Che la stagione sia davvero terminata non me ne sono reso conto venerdì, quando fissavo il vuoto ascoltando And all that could have been dei Nine Inch Nails, il brano con cui ho deciso di chiudere Dissident, ma lunedì, quando sono tornato a casa a pausa pranzo per la prima volta dopo non ricordo quanto.

C’è chi sostiene che io conduca una vita sregolata, ma è qualcosa che davvero non riuscirei a spiegare meglio di come mi è stato detto una volta, “devi avere una passione davvero infinita“. Ecco, io non so se sia infinita, ma so che è enorme, perché altrimenti non sfrutterei le mie due ore libere dal lavoro per preparare una trasmissione, andare in onda, ridere e scherzare coi raga in redazione e poi tornare in agenzia come se niente fosse.

Non tolgo mai la cravatta di sistema, perché non voglio perdere neanche trenta secondi di quella magia, di quei momenti in cui chiudo fuori la parte seriosa di me per far uscire quella più cazzona, che parla di musica ma a modo suo.

C’è questa cosa che ho chiuso due stagioni di un programma rock passando pochissimo i grandi classici tipo Deep purple, AC/DC (i Ligabue dell’hard rock, possiamo dirlo no?) o altri, ma non per puzza sotto il naso, anche perché potrei farlo dall’alto di un cazzo (ciao Fonfi tvb), ma perché fondamentalmente la musica è andata avanti e noi dobbiamo stargli dietro.

All’inizio della stagione mi ero prefissato l’obiettivo di raccontare storie, storie di gente che perde e lo racconta tramite musica ma anche di chi ce l’ha fatta, e per questo sono fiero di come siano andati questi mesi.

Abbiamo intervistato un fuoco di gente, nomi grossi nel panorama italiano perché abbiamo iniziato con Ghemon per dirne una, e prima che diciate “EH MA NON È ROCK” vi invito a riflettere sull’attitudine mentale di un ragazzo che ha fatto per anni rap di ottimo livello per poi abbandonare il genere e spostarsi sulla black music, anche qui con risultati pregevoli, quando il suo campo di principale riferimento è diventato quello più venduto in Italia. Ghemon è stato il primo, ma fatico a non citare gente come Appino e i Fask, habitué di questo programma e amici della radio.

Sono stati mesi in cui la passione è stata messa alla prova da tanti fattori esterni, molti a livello personale che hanno provato a rallentarci, a volte ce l’hanno anche fatta, ma per quanto sia bella la musica di chi perde la sconfitta non è mai stata un’opzione accettabile. Abbiamo superato tutto, ma sarebbe da infami dire che ce l’abbiamo fatta da soli. Per questo l’appuntamento di oggi si chiama Radiofonicamente parlando, perché senza Alessandra questa trasmissione sarebbe stata un’ora al giorno di sfogo egocentrico e inside jokes, perché senza Marco e Vittorio e la loro infinita voglia di chiamare al bar al posto mio avrei bevuto cento caffè in meno, perché Peddy secondo me prima o poi imparerà a non gettare acqua sul fuoco sacro che ha dentro, e Roberto Nano resterà sempre un pazzo furioso che monta sketch brillantissimi. Ma senza questi ragazzacci, senza i loro venti o più anni, e senza Ale (per lei citazione doppia, perché lo faccio apposta), questa trasmissione sarebbe stata vuota come le mie pause pranzo da quando mi sono accorto che è finita anche la seconda stagione.

(Ci sentiamo sabato pomeriggio, in diretta dal pilone, per il 23Fest. Grazie a chi c’è stato tutto l’anno o anche solo qualche volta. Siete un carburante meraviglioso)

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