L’avvelenata – Chi mal comincia

5 giugno 2018 Blog
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di FRANCESCO CERTO

Quasi novanta giorni di attesa. Alla fine il governo M5S-Lega è nato, lo ha fatto grazie alle forzature di un fine stratega come il Presidente Mattarella. La mossa Cottarelli ha risvegliato Di Maio, schiacciato da un Salvini in furba attesa degli eventi. Lo spostamento del prof. Savona dall’Economia agli Affari Europei ha accontentato tutti, soprattutto ha dimostrato il peso di Mattarella.

Il governo è nato, probabilmente era meglio l’attesa. Quando sei al centro della scena le critiche te le prendi tutte, inutile frignare come un bambino. Di Maio gira l’Italia in campagna elettorale per le amministrative: le sue apparizioni sono fotocopie, ripete la stessa solfa cambiando il nome della città, come le rock band che usano lo stesso urlo per un pubblico diverso. Adesso che è al governo ha trovato nuovi nemici nella stampa sporca e cattiva, importante poter essere sempre martello e mai incudine. Governare è un mestiere diverso da gridare, saranno anni difficili. L’unione con la Lega ha dato vita ad una squadra variegata, forse troppo vista la massa di anacronismo partorito.

Giulia Grillo arriva al Ministero della Salute, nel suo curriculum politico c’è la battaglia contro l’obbligo vaccinale, una di quelle cose che dovrebbero rimanere nel cassettone delle sciocchezze. Ad appesantirlo c’è l’ignoranza comunicativa: “L’obbligo è la misura giusta in caso di epidemie”, cara ministra sarebbe già tardi, ma lei da medico lo sa benissimo. Il problema rimane saper intrecciare retorica politica con realtà, una di quelle cose che impareranno nei loro anni dall’altra parte della barricata.

Lorenzo Fontana è il nuovo ministro della famiglia: leghista della prima ora e cattolico praticante. Le sue sparate accendono subito il dibattito, tradizionalista convinto che non ha capito che il mondo ha fatto uno scatto in avanti. Le famiglie omosessuali esistono, hanno cittadinanza nel mondo con buona pace dei Fontana di turno. Personaggio fuori contesto, in difesa di una retorica catto-burocratica che non ha mai avuto senso di esistere. Oscurantismo del XXI secolo, una scivolata voluta e provocatoria. Quando i diritti degli esseri umani diventano battaglie politiche abbiamo già perso, pensare che riconoscere l’amore sia una questione di ideologie di destra o sinistra racconta il fallimento della società morale. Fontana è il rappresentante del populismo pruriginoso, quello che per “le famiglie” non sarà capace di fare mai nulla ma maschererà la sua inefficienza sventolando le battaglie contro gli omosessuali.

Poi c’è Matteo Salvini. Il leader della Lega si prende il Ministero degli Interni, consapevole dello strapotere che arriverà nelle sue mani. Stratega sopraffino, perché il suo interesse è quello di combattere battaglie buone per il suo elettorato. Arriva a Catania e parla della piaga immigrazione, lo fa in una regione tristemente al centro delle cronache per criminalità organizzata e disoccupazione (tra l’altro il collegamento tra le due cose è evidente). I siciliani che hanno sofferto la mestizia di non essere accettati all’estero o nel nord d’Italia, quelli che sono finiti ghettizzati nell’America del primo novecento e che oggi sono “infastiditi” dagli immigrati, un’altra sconfitta morale. Salvini è l’emblema della retorica, delle sferzate provocatorie che piacciono agli ignoranti. Sputa veleno contro il sindaco di Riace, qualche ora dopo un immigrato regolare viene giustiziato in Calabria.

Sacko Soumalia era un sindacalista, difendeva i diritti dei suoi fratelli sfruttati e vittime del caporalato. “Stava rubando” ha scritto qualche mente illuminata. Lamiere per rinforzare alcune baracche dove sono costretti a vivere degli esseri umani. È stato eliminato, messo a tacere. Rubare: verbo da peccato mortale. Applicazione pedissequa dei comandamenti di un Dio che, al netto del credo, ci osserva con il disgusto per il creato.