L’avvelenata – Questo piccolo grande amore

15 maggio 2018 Blog
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di FRANCESCO CERTO

Luigi Di Maio durante la trasmissione Porta a Porta di Rai 1, Roma 02 Maggio 2018
ANSA / LUIGI MISTRULLI

Amarsi o lasciarsi. Il dubbio che tiene svegli tutta la notte, quel tarlo che scava la testa fino alla conclusione che possa bastare il solo dubbio. Lega e M5S si annusano, si piacciono e desiderano, semplicemente però non si amano. Dalle urne il verdetto era stato evidente, la percezione che potesse finire in matrimonio era netta, che bastasse una scintilla per farlo esplodere anche.

Settimane di corteggiamento, Matteo Salvini che gioca da stratega e provoca Di Maio sfruttando la carta Berlusconi. Il leader di Forza Italia da amante ferito attacca, poi arretra e lascia strada libera. Forse consapevole che un amore così non possa vivere, intanto torna candidabile e mette al setaccio l’Italia per trovare il collegio sicuro che possa riportarlo in Senato. Più un atto di forza che una voglia reale, potrebbe essere il Trentino a consentire ad un ultraottantenne di conquistare uno scranno. Bene, bravi.

Il lavoro del Presidente Mattarella è stato puntuale, la sua attesa è stata travolta dagli ultimatum che hanno messo spalle al muro Di Maio e Salvini. Il corteggiamento ha trovato un’accelerata, tutti al tavolo per scrivere il contratto. Primo paletto: un premier terzo. Nel frattempo, però, a non collimare erano programmi e visioni. Grandi opere e politica sui migranti in primis, perché nella Lega deve convivere le anime della base e una piccola influenza berlusconiana. Flat tax e Tav sono reminiscenze di una coalizione che non può morire, il tema immigrazione resta invece farina del proprio sacco.

Di Maio abbozza, la sua sete di comando è stata già svilita dal dover rinunciare al ruolo di Presidente del Consiglio. Non c’è più quella spinta forte nel chiudere l’accordo, inoltre è palese come piegarsi in toto ai temi leghisti possa infastidire una base di elettorato tanto frastagliata. Il M5S raccoglie da destra a sinistra, ottimo quando c’è da fare la somma meno quando va intrapresa una linea estrema. Salvini gioca sul morbido: il suo è un partito radicato, la base è solida e una leggera strizzata d’occhio all’elettorato moderato potrebbe essere utile per fagocitare Forza Italia. Gioca sempre d’astuzia Salvini, la sua vera forza è il saper essere politico.

Il tavolo non è stato sparecchiato, si continua a discutere ma gli umori sono cambiati. Di Maio e Salvini faticheranno a trovare l’accordo: oltre ai programmi c’è da individuare il nome per la premiership. Bruciato Sapelli, i profili sul tavolo continuano a convincere poco. Mattarella concederà 24, forse 48 ore per chiudere il cerchio sul famoso contratto. Il tempo scadrà, poi matrimonio oppure sarà il Presidente a formare un governo capace di riportare l’Italia alle urne. Luglio o ottobre cambierà pochissimo, sarà stato comunque il fallimento di un sistema politico in mano a parvenu istituzionali.