L’avvelenata – Cogito ergo voto

17 aprile 2018 Blog
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di FRANCESCO CERTO

Voto libero, di opinione, di pancia, protesta o proposta. C’è poi quello di scambio, ma è tutto un altro discorso. Il 10 giugno la città di Messina torna alle urne, lo fa per rinnovare l’amministrazione comunale dopo cinque anni ritmati dall’attacco imperterrito a Renato Accorinti. Votato come paladino anti-sistema, criticato aspramente in maniera quotidiana. Il motivo? Chi governa sbaglia, sempre.

Cose buone, alcune meno ma neanche così importante tracciare un bilancio reale. La politica è, ormai, percezione e pettegolezzo. Vale per Renato, varrà per i suoi successori: quando il dibattito si abbassa a livello di tifo, quando votare viene confuso con televotare a un talent, ecco che il decadimento socio-politico diventa esponenziale. Nulla è più reale, tutto è opinabile o perfettibile. La rincorsa non è più basata su programmi ma su denigrazioni, almeno nella loro genesi.

Una miriade di candidati, una quantità di liste sproporzionata e collegate ad una schiera di aspiranti sindaco. I cittadini sono chiamati a scegliere, in primis sono obbligati a ragionare. Decidere il futuro, scriverlo, fa parte del modello democratico: nella società della retroilluminazione, quella degli smartphone, sembra essere passata in secondo piano l’arte della riflessione.

Discernere, comprendere e soppesare idee e profili senza lasciarsi trasportare dall’insipienza politica. Il vero fallimento della società moderna, tra i tanti, è quello di aver dimenticato quanto sia una nobile arte quella del governare. Il decadimento dei costumi e del dibattito hanno dato vita a sfide malmostose, senza una brillante riflessione ma solo qualche strepitio.

Dibattere sul diritto al voto sembra argomento snob, intriso di una prosopopea confusa con il volere mettere distanza tra le classe sociali. Nulla di più superficiale, perché l’elettore da mettere in discussione è quello con carenze cognitive legate alla politica. Chi domani andrà a decidere del futuro di Messina sarà all’altezza? Difficile dirlo, anzi facilissimo: no. Mancano gli strumenti necessari, e non c’è differenza tra un mega laureato e un analfabeta. La politica acceca, confonde e accende quel barlume di speranza che ti fa pensare: “Questa è la volta giusta”… invece chissà, tanto il pentimento fa parte del gioco e nessuno si dichiarerà mai contento.

Al netto di ladri e briganti, i politici sono essere umani e soffrono dei limiti che la natura ci ha imposto. Il lavoro più facile resta quello di non fare, ovvio quindi non sbagliare mai. Oltre a chi la politica la fa, ci sono quelli che la subiscono dopo averla indirizzata. A loro è affidato il compito più arduo: avere coscienza. Un domani dovranno poter rispondere ad una semplice domanda: “Hai votato per lui, perché?”.