WikiGreg – Pillole di musica dissidente: alla fine siamo cresciuti

11 aprile 2018 Blog
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Mi è capitato un paio di volte nell’ultima settimana di parlare di adolescenza, di musica ascoltata in quel periodo e del giudizio altrui. Argomenti che mi fanno sempre sorridere perché ricordo la mia fase adolescenziale, credo non molto diversa da quella di tanti altri, e proprio per questo non posso fare a meno di alzare gli angoli della bocca in modo quasi beffardo con un pizzico di nostalgia verso quella che di fatto era una voglia di apparire diverso, unico.

Tutti noi, chi più chi meno, desideriamo questa cosa in un campo o nell’altro. A me capitava per la musica, dopo aver preso coscienza di cosa fosse, per me, la musica. Tre o quattro anni fa uscì un pezzo nel Machete Mixtape Vol 3, Non sopporto; c’è un verso di Salmo che inquadra bene la situazione, che esprime cosa eravamo, cosa siamo e cosa saremo.

“In fondo se ci pensi è soggettivo, anch’io da ragazzino volevo sentirmi alternativo. Ascoltare cose per pochi, non per tutti. Sai cos’è successo? Alla fine siamo cresciuti”

Succede quindi che ti ascolti un gruppo del cazzo e ti senti punkrocker, ne ascolti un altro osannato dalle masse alternative e ti senti più particolare del dovuto, ma poi fortunatamente cresci e arrivi alla conclusione che non è la musica a definire te, ma sei tu che puoi cambiare in relazione a lei, che sarà per sempre il tuo parafulmine quando avrai bisogno di un’ancora di salvezza. Come quando sei in giro col sole, e inizia a piovere a sorpresa. La musica è l’ombrello giallo che hai lì nel cofano, che avevi anche dimenticato di avere mai posseduto.

Ombrello, umbrella, collegamenti mentali immediati se si parla di musica, quella che fa un po’ vergognare quasi anche se non parliamo di Rihanna ma della cover dei Vanilla Sky, che qualcuno mi ha detto anche essere collegati a Messina in qualche modo ma vatti a ricordare come. Dovrebbero far vergognare i Vanilla Sky se fai lo speaker di un programma rock, o quantomeno ammettere di averne ascoltato qualcosa per capire se la cover di Umbrella era l’unica cosa che poteva piacere di quella discografia. Dovrebbe far vergognare, secondo un certo tipo di pensiero semiadolescenziale che in Italia è quello in voga, la lotta a squadre, “io sono meglio di te”, ma sai che è successo? Alla fine siamo cresciuti.