L’avvelenata – Il colmo per uno speaker…

10 aprile 2018 Blog
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…fratturarsi il radio! Battuta stupida, utile per introdurre una piccola storia personale. Difficilmente amo scrivere in prima persona, diventa un obbligo quando la vicenda è diretta. Quarantesimo minuto del match di III Categoria tra Roccaguelfonia e Casalvecchio: parto palla al piede, un contatto e una caduta. La mano mi resta sotto il corpo: è storta, deformata. Mi alzo e sono consapevole, “è rotta”… corsa verso il Policlinico.

Iniziano due giorni perfetti per un piccolo racconto giornalistico. Codice giallo per me, problema abbastanza grave. Le prime voci sono discordanti: “Sarà una lussazione”, dice l’infermiere, “è rotta”, sentenzia la dottoressa del Pronto soccorso. Attesa non così lunga, è pur sempre domenica penso, infatti presto scoprirò le difficoltà.

I primi ad esserne vittime sono medici, infermieri e operatori. Pochi, anzi pochissimi. Vado in radiologia: il tecnico è gentilissimo, finisce e mi dice di rimanere sulla sedia a rotelle. Potrei camminare ma c’è un regolamento, aspetto quasi trentacinque minuti, poi arriva Orazio, l’unico portantino di turno, che da solo deve fare avanti e indietro provando a limitare l’attesa dei pazienti. Torno al Pronto soccorso, ecco le novità: frattura confermata, la dottoressa non si sbilancia perché non è la sua specializzazione. Tutore e fasciatura, l’ortopedico la domenica non c’è.

Aspetto la dimissione, mi rimandano a lunedì mattina. Il tempo giusto per chiacchierare con il personale ospedaliero. Scopro che nel fine settimana la reperibilità per ortopedia, oculistica e urologia è solo per casi gravissimi. Problemi di budget, le spese non permettono di fare diversamente e infatti la domenica il Policlinico è un semi deserto.

Il lunedì è il delirio. Tutti i casi rimandati nel weekend tornano prepotenti. Un accumulo di gente straordinario. L’iter è sconvolgente: Pronto soccorso per la prima registrazione, poi Ortopedia per la visita, Radiologia, di nuovo Pronto soccorso, Ortopedia e infine Pronto soccorso per la dimissione. In mezzo c’è la diagnosi: frattura scomposta. Vi eviterò le urla del tentativo di riduzione manuale, va operata e venerdì si va sotto i ferri.

La piccola avventura personale è conclusa, due giorni per scoprire diagnosi e prognosi. Caso non unico, probabilmente la quotidianità per una mega struttura che deve accogliere malati di ogni genere, facendo però i conti con i problemi di una gestione amministrativa obbligata a far quadrare i conti. Personale che deve gestire la miriade di casi, travolto dall’impossibilità di accettare l’essere presente in un numero ridicolo per gestire tutti i problemi in arrivo.

Non sarà questo breve racconto a cambiare la sanità pubblica, ci limitiamo a descrivere una realtà complicata e fatta di costi di gestione e politiche amministrative che umiliano la professionalità di medici, infermieri e operatori di vario genere. Forse un amaro obbligo, forse scelte rivedibili, forse solo la deriva di un sistema italiano soffocato dal rincorrere un attivo di bilancio.

Francesco Certo