GeoStreet – in viaggio con Roberto Grano: Perché si sta aprendo la Rift Valley?

5 aprile 2018 Blog
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Una notizia recentissima si sta diffondendo sulle nostre bacheche accompagnata da foto dell’evento: una frattura lunga 10 chilometri, profonda fino a 15 metri e larga una ventina, ha dislocato l’autostrada Narok – Nairobi ( Kenya) causando anche una lieve attività sismica.

Che questa sia una zona instabile non è certo una novità: qui risiede una minima porzione della più nota Rift Valley generata dalla faglia che separa la placca africana da quella somala – arrivando fino a 20 chilometri di profondità – e si estende dal golfo di Aden fino al Mozambico per più di 3.000 chilometri.

Ma perché si sta aprendo questa spaccatura e soprattutto, in quali tempi? La Rift Valley Africana è una delle tante al mondo (il Rift Antartico Occidentale nell’Antartide, il rift al centro del Golfo di Corinto in Grecia, la Provincia di Basin and Range nell’America del Nord, l’Oslo graben in Norvegia) e nasce da una zona di distensione tettonica, in cui due porzioni di una placca si allontanano reciprocamente l’una dall’altra. In questo specifico caso ad allontanarsi sono la placca Nubiana e quella Somala.

Niente paura però, perché i tempi sono lunghissimi. La separazione tra questi due segmenti di placca potrebbe dare origine a un nuovo oceano tra una ventina di milioni di anni. Il condizionale in questi casi è d’obbligo perché spesso i rift non portano a termine ciò che iniziano: non sono infrequenti infatti casi di Rift Abortiti. Il movimento distensivo e l’aborto hanno la stessa origine, cioè la sorgente magmatica profonda: le placche, infatti, si muovono perché in profondità (molto in profondità) vi sono pennacchi di magma in risalita dall’Astenosfera (MANTLE PLUMES) che attivano dei moti convettivi, i quali muovono il materiale (le placche appunto) su di essi. Qualora la sorgente magmatica dovesse spostarsi o esaurirsi, anche il movimento sovrastante ne risentirebbe, con conseguente aborto del rift. Prova lampante dell’attività magmatica in Africa sono i vulcani che tempestano la Rift Valley, con relativa sismicità superficiale.

In realtà la frattura apertasi in questi giorni in Kenya si trova lì da chissà quanto tempo. Infatti, le precipitazioni di questi giorni hanno spazzato via le ceneri vulcaniche che le suturavano, portandole alla luce: lo stesso Carlo Doglioni, presidente dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia ha dichiarato :”È dovuto all’effetto della pioggia, che ha eroso gli strati più superficiali e teneri del terreno“.

Suswa Rift: Kenya is splitting