WikiGreg – Pillole di musica dissidente: Layne guscio di noce

4 aprile 2018 Blog
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Friends don’t let friends get Friends haircuts: la scritta sul basso di Mike Inez è uno dei ricordi più vividi che abbia mai avuto dell’unplugged degli Alice in chains. Il bassista del gruppo più metal-oriented di Seattle, subentrato a Mike Starr tre anni prima,  mandava un messaggio agli amici Metallica, con Hetfield tra l’altro presente in mezzo al pubblico del Majestic Theatre della Brooklyn Academy of Music di New York: era il 10 aprile del 1996, i ‘tallica avevano da poco abbandonato abbigliamento e acconciature metal (in effetti, non avevano senso nella promozione di Load) mentre MTV stava ospitando il primo concerto in quasi tre anni degli AIC e, contestualmente, quella che sarebbe diventata praticamente l’ultima vera apparizione in pubblico di Layne Staley.

Cinque mesi dopo l’unplugged morì Demri Lara Parrott, la compagna di uno Staley sempre più dipendente dall’eroina. Da lì al 2002 Staley registrò un altro brano, una cover di Another brick in the wall part 2 per il progetto Class of ’99, senza apparire in video perché sfiancato da una battaglia che stava inesorabilmente perdendo. Aveva cominciato a perdere i denti e si sente nella sua pronuncia, con una voce sempre tetra e malinconica, ma quasi abbattuta. Non so se avesse ancora quel capello biondo patinato che lo rendeva bello come una celebrità di Hollywood o se l’avesse registrata con gli occhiali da sole che usava spesso, quasi per difendersi da una popolarità non richiesta e che lo rendeva fragile più di quanto non fosse.

Layne è stato un interprete eccellente, un performer di livello altissimo, ma la gran parte delle canzoni nel gruppo le ha scritte Cantrell, il chitarrista. Eppure, quel 10 aprile la scaletta si apre con un guscio di noce, con una Nutshell che rappresentava gli Alice in chains più di ogni altro brano, forse anche più di quella Down in a hole che lo stesso Cantrell ritiene essere (a ragione) una delle tre migliori canzoni che abbia mai scritto. Nutshell è di Layne, Nutshell forse È Layne: il testo esprime l’incapacità ad adattarsi, mostra le crepe di un uomo che non vuole piegarsi e che, piuttosto che rinunciare a essere sé stesso, preferirebbe morire.

Il 5 aprile del 2002, quasi sei anni dopo l’unplugged, Layne Staley fu ucciso dalla droga. Speedball. Come lui, tanti prima e tanti dopo nel mondo dello showbiz statunitense. Lui, però, era da solo, e solo rimase per due settimane, perché il suo corpo fu trovato solo il 19 aprile, nel suo appartamento. Aveva tagliato i ponti con tutti, voleva solo farsi. Rimase solo, morì solo. Seattle, il 5 aprile del 1994, aveva salutato Kurt Cobain, un altro figlio artistico di quella città, di quella generazione che alzò la testa per raccontare il suo malessere per poi autodistruggersi.

Mi manca tanto, Layne Staley. Manca a me come a tanti altri, manca alla musica. Mancano la sua voce e la sua sensibilità, manca il suo modo di esprimere il disagio di stare al mondo. Un centinaio andarono il giorno dopo a una veglia spontanea per Layne. Cantrell scrisse un disco, un bel disco, chiamato Degradation Trip, dedicato all’amico morto. Eddie Vedder compose 4/20/2002, saluto finale tanto delicato nella parte strumentale quanto violento dal punto di vista lirico, con attacchi diretti a chi speculava sulla morte di un amico. Gli Alice in chains sono ufficialmente ancora in attività, con un nuovo cantante, William DuVall. Mike Starr morì nel 2011, come già detto il bassista era già Inez; Cantrell e Sean Kinney sono ancora lì, dalla nascita di fine anni ’80.

Manca solo Layne. Quanto manchi, Layne.

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