L’avvelenata – L’amore e la violenza

27 marzo 2018 Blog
#francesco certo
#l'avvelenata
#messina
#politiche
#radiostreet

di FRANCESCO CERTO

Tre settimane dal voto, pian piano la realtà diventa concreta. Le urne erano state chiare: PD e Renzi respinti con perdite, Berlusconi relegato al ruolo di comparsa all’interno del centrodestra, Salvini e M5S nuovi padroni del consenso popolare. I numeri non mentono, alla lunga anche le facciate cadono giù e le affinità elettive non possono essere tradite.

Già dopo i primi exit poll la sensazione era chiara: Lega e 5S davanti a tutti, un allungo che poteva cancellare anni di frustrazione dietro le quinte. Un’occasione da non perdere, tanto che preconizzare un matrimonio politico non era così folle o superficiale. Programmi e ideologie poco importano, c’è la strada per il governo che diventa spianata.

Dilemma massiccio quello nella testa dei cinquestelle: il 33% non basta, ci si guarda ai lati ma a sinistra c’è un PD che dopo cinque anni di opposizione dura non può essere stampella, in più la fine del renzismo è ancora lontana. L’elezione dei presidenti di Camera e Senato come primo banco di prova. A venire fuori è l’arte della strategia di Matteo Salvini: il leader della Lega tira le fila in maniera magistrale, conscio delle idee di Di Maio e galassia, scuote Berlusconi e soci fino allo stremo.

Romani presidente del Senato? Bocciato dai cinquestelle. Ecco la mossa di Salvini: la Lega vota la Bernini all’insaputa di Forza Italia e della stessa senatrice. Berlusconi sbotta e rompe, poi riflette e capisce che deve soggiogare. Gli altri decidono per lui, alla fine il nome della lady di ferro Maria Elisabetta Alberti Casellati stampa il sorriso a tutti i protagonisti. Berlusconiana doc con una preclusione volgarotta per i diritti civili, l’anti-Boldrini per eccellenza tanto da chiedere di essere chiamata “presidente”. Personaggio antistorico, perfetto per accontentare i pruriti di potere di un ex come Berlusconi. Contentino a Forza Italia, con l’inganno di averli, anche, fatti incidere anche sulla scelta del presidente della Camera. Veto su Fraccaro e poltrona a Fico, come da programma 5S.

Il governo? Un boccone amaro per i portatori sani di onestà a cinquestelle. I puristi nicchiano, provano a nuotare nelle acque alte di un palese accordo tra grillini e centrodestra. Anni di lotte contro la vecchia politica per poi fare il governo con Berlusconi? Piccola dramma, soprattutto per i “Travaglio di turno” che sulla tracotanza morale ci hanno costruito una carriera. Adesso c’è da abbassare la testa, prendendo atto che una volta arrivati vicini al potere gli uomini sono tutti uguali e non è un partito a differenziarli. L’elettorato? Lo fate tutti troppo radicale. La base dei cinquestelle è variegata, una svolta a destra non modifica il rapporto e anzi fa tirare un sospiro di sollievo a tanti. Sarà un governo M5S-Cdx, le urne hanno decretato questo e sarebbe sbagliato fare il contrario. Berlusconi deciderà della sua vita da solo: accontentarsi di un paio di cosette o mollare il colpo, a quel punto Salvini avrebbe campo libero per andare a braccetto con Di Maio per cinque lunghi anni. La transumanza da Forza Italia a Lega non tarderebbe.

E Mattarella? Nottate difficili le sue. Prima chiamata a Salvini che tornerà a mani vuote, idem accadrà a Di Maio. A quel punto tavolo tecnico con il parto di un nome super partes, almeno in apparenza, e la scelta condivisa del Ministro dell’Economia. Il resto dei ministri sarà spartito con maestria da Prima Repubblica. I tempi per il PD saranno bui: opposizione solitaria o strizzata d’occhio al governo? Mattarella potrebbe chiedere un colloquio anche a loro, difficile però capire con chi parlare. Appoggio silenzioso? Ci vorrebbe almeno una poltrona, difficile trovarla e allora meglio restare nell’ombra. Se Berlusconi dovesse rompere, poi, si troverebbe quell’alleato giusto per far traballare il governo di tanto in tanto. Sogni più che realtà, in casa Dem il domani è ancora troppo buio.