L’avvelenata – Gli imperfetti innamorati

20 marzo 2018 Blog
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di FRANCESCO CERTO

Quindici giorni di chiacchiere. Parole senza strategie, tutti sorpresi da una tornata elettorale che ha stravolto lo status della politica italiana. M5S nel limbo di una vittoria spuntata, una maggioranza non raggiunta e quella strana sensazione da occasione persa. Nella certezza che gli sconfitti stiano tutti in casa PD e nel paradosso che rimangano loro a fare da ago della bilancia, il vero subbuglio vive e cresce all’interno di un centrodestra ribaltato.

Matteo Salvini ha sorpassato a destra Berlusconi, l’ex Cavaliere è crollato nonostante la sua campagna di promesse. La ripetizione non conta più nulla in un Paese che vive di paure. Salvini ha saputo cavalcarle, renderle reali più della loro consistenza e fatto comunicazione diretta. “La pancia della gente”, espressione schifosa che svilisce l’elettorato trasformandolo in una massa informe e ignorante. Stesso processo quello spostato più a sud, dove il trionfo in percentuale dei cinquestelle è stato banalizzato con la voglia di assistenzialismo spinto.

Triste Paese quello fatto di salvaguardie comunicative. L’ascesa del M5S diventa terreno fertile per i difensori d’ufficio, quelli che pur di trovare una scusa per la sconfitta denigrano una parte di Italia. Che qualcuno abbia richiesto i moduli del reddito di cittadinanza, nei giorni successivi al voto, può fare notizia ma che diventi la spiegazione del successo è offensivo oltre che stupido. La voglia di assistenzialismo esiste, come da tradizione italica. Che tutto si possa ricondurre a questo, però, oscura i veri motivi del crollo dei partiti tradizionali, PD in testa.

Quindici giorni dopo il vero dramma è l’analisi mancata. Lega e Salvini visti come urlatori dell’ignoranza, nonostante una strategia ben studiata sugli argomenti economici e della sicurezza. Cresce il consenso al nord e nasce quello al sud, un radicamento nell’elettorato di destra che non potrà che crescere con la cancellazione di Fratelli d’Italia e il fagocitare del bacino moderato caro a Berlusconi. La fine dell’estremismo sarà lenta ma inesorabile, perché questo Salvini è tutto fuorché un improvvisato.

I comizi urlanti sono stati cancellati. La comunicazione post voto è diversa, nessuna voglia di potere ma il pregustare la possibilità di accedere alla sala dei bottoni per portare avanti i propri punti fermi. Lo stratega Salvini è travolgente: a Di Maio lascerebbe anche la sedia di capo del governo, il suo obiettivo rimane quello di vincere le battaglie di una vita. Fornero e lavoro sulla lista, anche l’immigrazione diventa secondaria e accessoria.

Un colpo al cerchio e uno alla botte: Berlusconi viene strattonato e poi abbracciato, stesso discorso vale per Di Maio. Il nemico rimane il solo PD, un veto ovvio e coerente per non tradire l’elettorato. Strategia sottile ma giusta, nonostante il successo Salvini è conscio che la crescita del suo consenso sia ancora lontana dall’apice. Non è questo il momento per passi verso la “responsabilità”.

Il matrimonio di governo tra Lega e cinquestelle rimane sullo sfondo, quasi un sogno segreto da far passare per obbligo più che per volontà. L’elezione dei presidenti delle due Camere farà da spartiacque, da quel momento si giocherà a carte scoperte e la maggioranza punterà senza difficoltà ai cinque anni di governo. Litigi? Ovvi e scontati, nulla però di non già visto e vissuto.