L’avvelenata – Una poltrona per tutti

13 marzo 2018 Blog
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di FRANCESCO CERTO

Il 4 marzo 2018 ha cambiato le dinamiche. La tornata elettorale era attesa, non solo per la formazione del nuovo governo nazionale, soprattutto per la reale comprensione delle forze politiche. Mentre a Roma rimangono tutti in attesa delle decisioni del PD, con M5S e Lega che novelli Ginevra e Lancillotto vivono un amore impossibile, a Messina cresce l’indecisione.

Il 10 giugno è la data scelta per l’elezione della nuova amministrazione, il giorno in cui la città darà una prima indicazione su chi dovrà succedere a Renato Accorinti. Il ballottaggio rimane uno scenario scontato, anche se la soglia del 40% potrebbe illudere qualcuno di poterla spuntare al primo turno. Il 4 marzo ha modificato tutto, stravolto certezze col rischio di ingannare qualcuno. Il primo passaggio sarà quello di non confondere le due tornate elettorali: tra un’elezione nazionale e una corsa amministrativa ci passa un universo di differenza. Lo stolto guarda il dito, meglio attendere e comprendere il saggio.

La forza del M5S sembra travolgente, il candidato avrà un nome riconoscibile a differenza del 2013. Gaetano Sciacca piace, l’ex ingegnere capo del Genio Civile sembra essersi convinto anche grazie al 45% che ha promosso Francesco D’Uva&co., servirà però una strategia solida per non svegliarsi da disillusi il prossimo giugno. Il primo avversario rimarrà Renato Accorinti, un sindaco uscente di spessore carismatico che non abdicherà facilmente. Se sarà CMDB oppure no è un passaggio secondario, rimane la sua figura ad attrarre oltre qualsiasi lista. Dalla sua parte c’è il lavoro di squadra, i risultati di chi ha amministrato dovranno fare da base cancellando l’immensa voglia di chiacchiere vuote.

Restano passivi e silenziosi partiti e coalizioni. Forza Italia detterà la linea nel centrodestra vista la presenza di Francantonio Genovese, forte anche degli scarsi risultati in regione e di una gestione Miccichè-Milazzo messa in discussione. Il nome del prof. Bramanti aveva unito, le percentuali in campo nazionale potrebbero far riflettere il direttore dell’IRCCS. Discorso simile quello che riguarda il PD e l’anima accademica che sembrava essersi radicata: Pietro Navarra ha strappato il seggio alla Camera, i risultati però azzoppano lo strapotere nato dopo il 5 novembre. Antonio Saitta non può più essere un candidato blindato, le bocciature di Beppe Picciolo e Fabio D’Amore cambiano le carte in tavola. Le primarie adesso le vogliono tutti, caos tutt’altro che calmo. C’è sempre qualcuno più a sinistra, e nonostante i risultati poco brillanti anche Liberi e Uguali potrebbe scendere in campo.

Ai soliti nomi si aggiunge un contorno, corridori che cercano l’exploit sorprendente. Il più acceso è Cateno De Luca: ex sindaco di Santa Teresa e deputato regionale. Il suo stile è sempre quello dell’attacco frontale condito dai risultati amministrativi. Poca cosa vista la differenza tra i Comuni, come quell’allenatore che ottiene successi in Serie C e si convince di poter vincere il campionato in Serie A. Pippo Trischitta ritiene d’obbligo il passaggio da longevo abitante del consiglio a primo cittadino, la sua candidatura sarà indipendente dal volere di Forza Italia per lui che rimane capogruppo dei berlusconiani a Palazzo Zanca. Discorso che potrebbe valere anche per la presidentessa Barrile, fresca di rottura con l’ala genovesiana ma rimasta tra color che son sospesi. C’è poi Zuccarello che vive una lunghissima campagna elettorale contro il mondo intero, tanto da ritrovarsi lupo solitario e fuori da qualsiasi dinamica di partito.

Giugno arriva veloce, il nome dei candidati per la poltrona di sindaco incuriosiscono, anche se la vera guerra sarà per un posto in consiglio. Il taglio da 40 a 32 animerà, in maniera sanguinosa, una campagna elettorale già caldissima.