L’avvelenata – La sconfitta universale

6 marzo 2018 Blog
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di FRANCESCO CERTO

Come da pronostico. Non poteva essere diverso, impossibile pensare che i risultati avrebbero regalato certezze. La legge elettorale è la grande colpevole, peccato che a scriverla e votarla ci fossero gli stessi candidati ed eletti di oggi.

Matteo Salvini parla da leader post sovietico per tracotanza e toni. Nella sua nebulosa mente si raffigura come futuro Premier, dovrà però convincere gli alleati prima di ogni altro. Brunetta ci ha provato immediatamente: l’accordo tra Lega e Forza Italia era chiaro. “Il voto in più decide”, il premio Nobel mancato lo ha trasformato in seggio e non voto ma anche così per il povero Silvio i mal di testa non mancano. Salvini ha fatto l’impresa trasformando una sagra di paese in un partito nazionale e sovranista. Il leader della destra è lui per volere popolare. Se governerà dipenderà da tante cose, in primis da Mattarella.

“A chi la prima telefonata?”… perché la coalizione di centrodestra ha vinto nettamente ma diventa complicato far finta che dall’altra parte non ci sia un movimento al 32%. Di Maio la legge elettorale forse non l’ha neanche capita, qualcuno gli spiegherà che senza un paio di traditori in casacca PD non potrà avere la fiducia. Potrebbe farlo Di Battista, adesso che è disoccupato avrà molto tempo per dare consigli, anche di arroganza comunicativa. Il M5S si prende il sud, lo fa con risultati bulgari figli soprattutto di anni di fallimenti politici. Passano alla cassa i grillini, lo fanno dove la politica classica non ha solo deluso ma soprattutto ingannato.

Mattarella tace e attende. L’elezione dei presidenti delle Camere gli darà il quadro, le maggioranze si scriveranno da sole e quella del Senato potrebbe essere decisiva per la famosa prima telefonata. Matteo Renzi non lo ha aiutato con le prime parole da sconfitto. Lascia ma quando vorrà lui, soprattutto indica la via dell’opposizione ad un partito che non vuole più sentirlo parlare. Il futuro del PD è oscuro, la vorace golosità di tanti approfittatori della politica potrebbe portarli all’appoggio esterno ad un governo a 5 stelle, così da vivere l’illusoria possibilità di incidere sulla stabilità.

Lo scenario è confuso, il PD decisivo: se sarà spaccatura totale le carte si mescolano. Reietti e fuggiaschi diventerebbero battitori liberi, buoni come stampelle di governo di qualsiasi colore. A Matteo Salvini mancano una manciata di seggi per governare, realtà che non potrà essere ignorata dal Presidente Mattarella. Le prime parole di Di Battista sono erronee come da tradizione: pensare che i colloqui sulla fiducia saranno secondo le loro regole non è solo sbagliato ma anche retorico. Buone solo per la pancia dei propri elettori, quando si vince cambia tutto e se vorranno governare dovranno essere loro ad ingoiare i primi rospi. L’aritmetica è spietata: delle vittorie morali se ne frega e la linea del traguardo rimane più vicina per Salvini che per Di Maio.

Tra i due la scintilla non dovrebbe scattare: il primo non vuole più fare tappezzeria mentre gli altri ballano, il secondo non ha ancora voglia di dare una sterzata così netta al movimento. Salvini, da vecchio lupo, aspetta con la consapevolezza che dal PD potranno arrivare i voti buoni per promettere a Mattarella la governabilità. Di Maio non vuol fare il primo passo ma il tempo è poco: dovrà chiamare lui dalle parti di casa PD per non presentarsi a mani vuote al Quirinale. Matteo Renzi ha chiarito che farà il senatore e il PD sarà opposizione, peccato che probabilmente la sua parola non conti più così tanto. Perde l’Italia che torna a votare, non elegge nessuno ma resta appesa alle decisioni dell’unico partito davvero rinnegato e sconfitto. Se questa è democrazia…