L’avvelenata – Il fallimento della democrazia

27 febbraio 2018 Blog
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di FRANCESCO CERTO

Riflettendoci bene questo 4 marzo non sembra neanche così importante. È vero, si vota. Si decide il futuro del Paese, si deve dare stabilità, lo chiede l’Europa. Cliché finiti, andiamo avanti e basta con le frasi fatte. Più che sull’importanza della tornata elettorale, dovremmo riflettere sulla percezione che il cittadino ha del candidato. La crescita esponenziale dell’astensionismo non è figlia solo dell’apatia, molta parte deriva dall’abbondanza di presenze nel quotidiano degli rappresentanti politici.

La saturazione è un brutto male. Scegliete il partito e il canale tv, cambia poco. Dalla mattina alla sera è un continuo dibattere, discutere, litigare e confrontarsi in una perpetua campagna elettorale. In questo ultimo mese cosa resta? Nulla, qualche briciola ed alcuni grandi classici. Chi ha governato rivendica il proprio operato, c’è chi ama promettere e magari si distrae prospettando l’eliminazione di qualcosa già estinto. Il razzista razzia, il perbenista cerca spazio. Tutti stanno più a destra o sinistra dell’altro, una continua rincorsa all’essere qualcosa per rivendicare il diritto di esistere.

Blaterare simile, forse uguale e spesso si cade nell’incredulità di programmi sovrapposti, simili e con punti di contatto clamorosi nonostante nascano da opposti ideali. Troppe voci per così pochi argomenti, perché questo Paese vive nel drammatico paradosso di una pluralità di opinione che ha avvilito e non esaltato. Più voci non sempre fa rima con maggiore democrazia, ci si specchia in una patetica sfilata di personaggi in cerca di autore e sostanza.

Almeno quattro-cinque candidati di diverse fazioni si rincorreranno nel raccontarvi la stessa soluzione, il primo che si renderà conto di dire le medesime cose dell’avversario comincerà ad urlare rinfacciando un buono spesa del 1987 che non era valido nel supermercato sotto casa. Questa è la politica italiana, una democrazia in eccesso che permette al primo che passa (perché cretino non lo possiamo scrivere, e non lo scriveremo) di validare la propria opinione.

A pagarne il conto non sono solo i cittadini, ma la politica stessa. Non può esistere solo cattiva gestione in Italia, non è statisticamente possibile che siano tutti scarsi. In nessun ambito umano prevale l’assoluto, allora è palese che il difetto sia di sistema. Si litiga per mesi o anni su quale legge elettorale applicare, spesso hanno tutte in comune di dare esistenza ai partiti dello zero virgola, quelli che neanche nelle riunioni di condominio potrebbero decidere il colore delle pareti dei pianerottoli.

La democrazia è una cosa complicata, perché viene spesso stuprata nel suo significato. Dare voce a tutti non serve, non è utile ma solo ripetitivo data l’anti-storicità di pensieri geniali ai giorni nostri. Poltrone e basta, questo produce questo eccesso di spazio regalato a chi non ha la dignità umana di ammettere la propria insipienza. Invece di ritirarsi in buon ordine, o accettare un ruolo di secondo-terzo piano, è preferibile fondare il partito dei fessacchiotti. Almeno si otterrà il diritto di farsi chiamare presidente.

Il futuro ci regalerà un Paese con più candidati che elettori, tanto tutti hanno la soluzione pronta. “Ho in mente di fondare un movimento politico, uno serio però”, dice la signora sul treno immobilizzato dalla neve. Perché? Sarà la noia, forse solo lo sviluppo tecnologico e social che ha fatto credere ad ogni imbecille con qualche like di poter influire sul bene comune. Astensionismo? No, distacco. Tanto la campagna elettorale tornerà puntuale il 5 marzo.