GeoStreet – in viaggio con Roberto Grano: Scudi Sismici

15 febbraio 2018 Blog
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Alle 03.16 la notte del 10 febbraio molti messinesi sono stati svegliati da una scossa di terremoto: l’evento, avvertito chiaramente da gran parte dei cittadini, ha avuto luogo a 2 km a nord di Sant’Alessio D’Aspromonte, con una magnitudo (M) di 3.7 a 19 km di profondità ( Fonte: Dati in tempo reale dell’INGV ). La faglia che lo ha originato ha un movimento prevalentemente normale, vale a dire che i due lembi rocciosi che la compongono hanno subìto un allontamento relativo dell’uno rispetto all’altro.

Questo movimento è perfettamente coerente con i meccanismi delle faglie presenti nell’area dello Stretto di Messina.
Lo Stretto infatti, è una struttura a HORST E GRABEN che letteralmente significa PILASTRI E AVVALLAMENTI; essendo prevalenti le faglie con meccanismo di movimento normale, la struttura si compone di tanti gradoni dati dal fatto che i vari lembi rocciosi si allontanano gli uni dagli altri verso il basso, cioè in profondità, e quindi creano la struttura descritta.

Quanto appena descritto è tipico degli ambienti a regime tettonico distensivo, cioè in cui agiscono forze litosferiche in direzioni reciprocamente opposte.
Lo Stretto di Messina è quindi il fondo della struttura a Horst e Graben che si può osservare da molto più in alto: dalle cime dei Monti Peloritani in Sicilia e dall’Aspromonte in Calabria si nota chiaramente come le strutture vadano a degradarsi in pendenza verso il mare.

La nostra area quindi è chiaramente una zona sismica, costellata di faglie di varie dimensioni e profondità, con variabili gradi di rischio. Aspettarsi un terremoto, anche di grande entità,è perfettamente normale trattandosi questo di un evento naturale in una zona predisposta a questo genere di eventi e in continuo movimento per quanto impercettibile.

Ma questo vale per ogni parte del mondo? Perché in alcune zone il rischio sismico è quasi una certezza, mentre in altre è praticamente nullo?
La risposta sta all’interno del ciclo evolutivo delle rocce stesse. Dopo essersi cristallizzate dai magmi, essere state erose dai venti e dagli agenti atmosferici, i movimenti tettonici operanti nelle zone sismiche trasportano le rocce nuovamente in profondità, dopo nuove condizioni di temperatura e pressione ne rimescolano la struttura cristallina interna: le rocce subiscono processi di metamorfosi che le portano a stabilizzarsi. Questo processo, applicato su scale geografiche e cronologiche molto più grandi da origine alle zone scudo, aree del mondo in cui le rocce sono talmente stabili e le faglie hanno raggiunto un grado di saturazione tale che non vi sono più movimenti tettonici e quindi i sismi sono nulli. L’età di queste rocce è generalmente superiore ai 570 milioni di anni potendo talvolta raggiungere anche i 2-3-5 miliardi di anni ciò significa che hanno avuto addirittura delle ere intere per stabilizzarsi.
Oggi sono regioni relativamente piatte per effetto della livellazione creata dai lunghi processi erosivi a cui sono stati sottoposte.
Gli Scudi più estesi e importanti sono lo scudo ucraino e finno-sarmatico (Scandinavia-Russia).