WikiGreg – Pillole di musica dissidente: l’era delle macchine spirituali

6 febbraio 2018 Blog
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Ho finito il liceo nel 2007, al tempo usavo Msn come chiunque altro e non ricordo in quale periodo iniziai a utilizzare come nickname WikiGreg. La genesi di WikiGreg è particolare ma non staremo qui a perdere tempo parlandone, però fu un gioco nato, appunto, su Msn insieme a Dario (poi WikiDario, poi WikiPindo). Diventammo wikisoci, una cosa talmente tanto stupida che mi convinse a tenermi questo soprannome bene o male fino alla mia morte, perché suonava bene allora, suona bene ora e perché sembrare in qualche modo una cosa automatizzata era simpatico e piacevole, per l’ego di un diciassettenne idiota. Ero diventato, inconsapevolmente, uno degli ingranaggi di Ray Kurzweil, che a mia totale insaputa nel 1999 aveva scritto The age of spiritual machines, libro acquistato quasi per caso da Mike Turner degli Our lady peace che poi ne lesse alcuni passaggi in tour al resto della band e partendo da quegli spunti Raine Maida prese pesantemente ispirazione per scrivere Spiritual machines, ovvero l’oggetto finale di questa lunga e inutile supercazzola.

Se il libro di Kurzweil (pressocché introvabile in italiano, qualora fosse mai stato tradotto) tende a dipingere scenari non particolarmente brillanti per l’umanità con predizioni tetre per il futuro degli esseri umani, destinati a essere soppiantati da pc che diverranno sempre più intelligenti fino a rendere inutili i nostri ammassi di carne, gli Our lady peace sono partiti da questo finale per ridare importanza all’umanità, alle emozioni e al cuore pulsante di ciascuno. Dieci tracce e cinque estratti del libro, letti proprio da Kurzweil, in cui si prova a dare una luce diversa alle previsioni di R.K., che si riferivano al 2009, al 2019, al 2029 e al 2099. È un disco umanista nel senso più puro del termine, suonato benissimo e pregno di significato. Si va dalla paura di Right Behind You (Mafia) (“Conversation disappears, you realize they’re not your friends. The panic of the future rears, you dig, you jerk, you find another way”) alla solitudine di una domenica pomeriggio svogliata di Everyone’s a junkie (“The drugs and fake ambition have been helping me to hide, but it’s the endless television that has kept me inside. Where does it stop? Where does it end? Where do we go? Why am I always complaining?”), passando per la dolcezza di In repair, introdotta da Kurzweil che ci dice come, nel 2029, le macchine ci convinceranno di avere sentimenti (“Like a machine, I’ll fix you from the start”) e il feroce ottimismo di Life (“And how many times have you wished you were strong? Have they ever seen your heart? Have they ever seen your pain? Oh life is waiting for you, it’s all messed up but we’re alive”).

Uno dei momenti più significativi di Spiritual machines, però, è R.K. on Death, una delle tracce in cui si sentono estratti dal libro: in quaranta secondi scopriamo un punto di vista a tratti cinico ma concreto, reale e distaccato.

“Prendi la morte per esempio:
Gran parte del nostro impegno consiste nell’evitarla
Facciamo sforzi straordinari per ritardarla
E spesso considerano la sua intrusione come un evento tragico
Eppure troviamo difficile vivere senza di essa
La morte dà un senso alle nostre vite
Dà importanza e valore al tempo
Il tempo diventerebbe privo di significato se ce ne fosse troppo”

Parole, queste, inutili quando immaginate da un computer, ma fin troppo significative se partorite dalla mente di un essere umano. La bellezza di un limite tremendo, il fascino di un percorso limitato in cui dover dare tutto, la prospettiva di un futuro meraviglioso — The wonderful future, appunto, brano che chiude il disco. Traccia particolare, dura 20 minuti ma perché include una traccia fantasma, una conversazione che fa da punto esclamativo a tutta questa faccenda delle macchine spirituali. Dopo che per quattro minuti e mezzo la voce di Maida e la struttura originale degli Our lady peace (Spiritual machines è l’ultimo disco prodotto da Arnold Lanni e con Turner alla chitarra — ciao Mike mi manchi un sacco), arrivano dodici minuti di silenzio dopo i quali Ray Kurzweil parla con Molly, personaggio del libro che simboleggia l’evoluzione dell’essere umano. Molly viene introdotta nel libro come una ragazzina di 23 anni, una ragazza che più che alla faccenda dell’evoluzione umana è più interessata a Kurzweil di per sé, ma pian piano incamera tutti i concetti per diventare qualcosa di molto somigliante all’essere umano del 2099. Eppure, Molly si dice ancora “ready to do anything, or be anything, you want or need”.

Perché ci potete mettere tutti i meccanismi e l’evoluzione della specie che volete ma questa musica, questa vita, la porta avanti solo chi ha un gran cuore.

@wikigreg

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