L’avvelenata – L’uomo nero

6 febbraio 2018 Blog
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di FRANCESCO CERTO

Il vendicatore razzista. Pamela Mastropietro è una ragazza di Macerata con problemi familiari e di droga, la sua vita finisce fatta a pezzi in un paio di valigie. Per la sua morte disumana e crudele c’è un solo indagato: Innocent Oseghale, pusher nigeriano. Passano un paio di giorni, quelli che bastano a programmare la vendetta del razzista. Luca Traini carica la sua arma e mette in scena un vero e proprio raid: corsa in macchina, giù il finestrino e via coi primi colpi. Poi ancora. Sei persone restano ferite, sono tutte di pelle nera. L’obiettivo è raggiunto.

Nessuna vittima, perché il Traini non è neanche così spietato o bravo come credeva. È solo razzista, lo maschera con la scusa della vendetta e del patriottismo. La morte di Pamela Mastropietro è disgustosa, infame e si aggiunge a quella lista di donne uccise da bestie di rara ferocia. Il colore della pelle? Non è importante, almeno non dovrebbe. In un clima da sottosviluppo cognitivo come quello italiano, però, il gesto terroristico di Traini diventa quasi un simbolo. “Siamo stanchi. Ci sono troppi immigrati”… di cosa siano stanchi gli italiani è difficile capirlo visto che la presenza di stranieri non è così alta come viene invece percepita. La colpa? Della classe politica più ignorante della storia.

Vengono sbrodolate parole senza senso da anni, il risultato è quello di una crescita paurosa dell’intolleranza. Una politica del terrore che sfocia in terrorismo: Traini è un terrorista. Nell’immensa palude nella quale siamo finiti, volontariamente, pensiamo che solo il diverso sia il male. Se entri in un giornale con un kalashnikov e urli Allah Akbar sei un terrorista islamico, se scendi da una macchina col tricolore al collo e spari su obiettivi mirati sei allo stesso livello: un terrorista.

La reazione della gente è la parte più agghiacciante. Un coro di voci animalesche in difesa di Traini, quasi un padre della patria intriso però di becera ignoranza. Siamo un Paese razzista? Chissà, perché di gente normodotata e pensante ne conosciamo tutti tanta. Inutile generalizzare, siamo un Paese come gli altri: abbiamo sacche di intolleranza che si giustificano con la paura, al contrario portiamo avanti l’idea di un mondo vario. L’immigrazione è un problema per chi emigra: chi lascia la terra di nascita, si imbarca verso un mondo che non conosce, e come premio trova o la morte o un Paese intollerante. Siamo davvero noi quelli con il problema? Non ci arriviamo a capirlo. Non possiamo più perché recintiamo le nostre vite, in realtà odiamo il vicino rumoroso e quello che ci parcheggia davanti. Come potremmo parlare di accoglienza? Intolleranza radicale.

Lo schifo del dibattito politico esalta tutto questo. Se un personaggio come Salvini si può permettere di rigirare la frittata dopo i fatti di Macerata, significa solo che abbiamo perso la ragione. La colpa è dei migranti che erano lì insomma, non di una bestia travisata che ha confuso la sua vita con quella di un vendicatore che nessuno ha richiesto. Di Salvini poco ci importa, sarete voi elettori a regalargli futuro o titoli di coda. Non lamentatevi poi. In generale si è notata una certa paura: nessuna condanna esagerata, perché in piena campagna elettorale va compreso il polso del Paese. La reazione della gente non è stata totalmente contraria? Allora andiamoci piano, pensiero riprovevole in questo Occidente che si vanta di essere avanzato. Condanniamo il terrore islamico, lo schifiamo perché le loro vendette sono ingiustificate e non si uccide in nome di Dio… poi esaltiamo il vendicatore mentecatto perché la sete di vendetta era troppa. La realtà è solo una: gli esseri umani non si differenziano per luogo di nascita, sono idioti in ogni angolo del mondo.