WikiGreg – Pillole di musica dissidente: anche se non so contraccambiare

31 gennaio 2018 Blog
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Non è musica per ridere, non è musica allegra—se lo fosse, sarebbe decisamente più facile fare successo. La terza guerra mondiale degli Zen Circus si chiudeva con Andrà tutto bene, si chiudeva con un j’accuse neanche tanto velato, “abbandono i sogni che non ho finito mentre da una radio echeggia una canzone, il cantante dice di non preoccuparsi che andrà tutto bene”. No, non è musica per ridere.

È musica malinconica, è musica quasi terapeutica, come dovrebbe essere la musica. E la terapia non comporta solo tranquillità, non è solo un dire che tutto migliorerà, è anche un’accettazione di un happy ending che forse non ci sarà. Catene inizia con quattro parole che mettono in chiaro tutto, “manca il lieto fine”, ma durante i quasi quattro minuti di brano si capisce che neanche durante il male non si possano trovare motivi per capire che non serve ridere per essere sereni.

Le catene si spezzano e a volte fanno danni inquantificabili, ma l’altra faccia della medaglia è una situazione che si stabilizza, si rasserena, placa le onde di un temporale. Mercoledì ascoltavo con occhi lucidi un uomo parlare di qualcosa che allora non mi apparteneva, il giorno dopo mi sono sentito partecipe di un dolore che non credevo mio, ma lo stava per diventare. Quasi…

Forse è la catena che ci univa nella malinconia, la ruggente malinconia di una musica che non è mai nata per ridere ma che, anche in mancanza di un futile lieto fine, riesce sempre a darti una pacca sulla spalla per dirti che no, non sei da solo. Anche se non sai contraccambiare l’amore che questo destino, in fondo, ti dà.

(foto Ilaria Magliocchetti Lombi)