L’avvelenata – Seconda stella ad est

23 gennaio 2018 Blog
#blog
#francesco certo
#l'avvelenata
#messina
#radiostreet


di FRANCESCO CERTO

Ormai i “nulla di fatto” sono all’ordine del giorno. Rimandare è meglio che decidere, anche perché la scadenza della legislatura alle porte ingolosisce. L’argomento “isola pedonale” distrugge il sistema nervoso del messinese da quasi cinque anni, una continua ricerca di scusanti buone per non portare un minimo di vivibilità in più alla città.

Dal primo progetto alle ultime discussioni il fil rouge è stato quello dell’arroccamento sulle proprie posizioni. Tutti scontenti e opinioni paralizzate e paralizzanti: da una parte l’amministrazione incapace di trovare il punto di incontro con l’opposizione, dall’altro lato della barricata un contraltare stantio e statico su passi più vicini alla campagna elettorale che al bene cittadino. Diventa complicato scendere nell’analisi di un argomento, in apparenza, tanto semplice.

Le aree pedonali esistono, praticamente, in tutto il mondo. Non precludono all’apertura di esercizi commerciali e anzi ne esaltano le presenze. Migliorano l’impatto dei turisti sulle città, modificano la visione del cittadino nei riguardi della propria città, non una banalità quella di poter osservare da un altro punto di vista strade di abitudine quotidiana. A Messina, invece, siamo stati inondati di lettere strappalacrime sulla crisi del commercio, vittime dell’impossibilità per gli avventori di avvicinarsi alle vie dello shopping. Possibile? Folle ma messinese. Perché Messina non è stata capace di trovare, o cercare, un accordo che facilitasse il progetto anche a costo di qualche compromesso sgradevole.

L’amministrazione e il consiglio in lotta perenne: i numeri inesistenti degli accorintiani hanno facilitato questa diatriba, e non poteva bastare l’imposizione di una giunta rigettata nella sua idea dal primo tribunale chiamato a decidere. Errori grossolani a ripetizione, tanti colpevoli con il peccato massimo del non volersi ascoltare. Via dei Mille come pomo della discordia, con piazza Cairoli e viale San Martino anelli di congiunzione tra favorevoli e contrari. Non un modo serio di agire, nessun progetto concreto ma solo piccole chiusure per vincere il giochino della ragione.

Le beghe di Palazzo sono state infantili e troppo spesso scontate. L’ultimo rinvio per l’assenza di Cacciola in aula fa sorridere, ma ormai ci siamo tutti abituati. I più coerenti, però, rimangono Nicola Cucinotta e Pippo Trischitta: il loro “no” è presente dal primo giorno, entrambi hanno anche presentato alternative al progetto amministrativo, di facciata è chiaro ma almeno qualcosa hanno fatto. Gli altri, tra assenze e idee confuse, hanno soltanto allungato l’agonia del cittadino medio che di tanto in tanto torna a farsi bombardare il sistema cognitivo dagli aggiornamenti in tema isola pedonale.

La pazienza del messinese è infinita. Reagisce con una scrollata di spalle, forse consapevole che una piccola parte della colpa è anche sua per aver scelto 40 personaggi in cerca di sedia nel caldo giugno 2013. Inutile piangere sul latte versato, come sarebbe sbagliato incolpare il solo consiglio comunale. Abbiamo già detto come l’amministrazione abbia peccato gravemente nel farsi cancellare dal Tar il primo progetto, peggio nel non aver poi compreso che la via giusta era quella del dialogo anche leggermente accondiscendente.

Non sarà un’isola pedonale a rendere Messina mille volte più bella o vivibile. Questo non significa che si possa sottovalutare l’importanza dei piccoli passi, un lento cammino verso la correzione di quegli errori che notiamo ogni qualvolta mettiamo il naso fuori dallo Stretto. Non una gara ridicola tra “l’avere e il non avere”, solo la ricerca di tutti quei passaggi di civiltà che amiamo apprezzare nelle nostre vite; con buona pace di commercianti terrorizzati e professionisti della doppia e tripla fila.