WikiGreg – Pillole di musica dissidente: la poesia della morte

23 gennaio 2018 Blog
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In puntata molto spesso ho parlato dei Manic Street Preachers, gruppo gallese che dalla metà degli anni novanta in poi ha sfornato ottimi dischi, alcuni migliori di altri, alcuni più ispirati di altri, alcuni scritti meglio di altri. Il mio disco preferito dei Manics è Journal for plague lovers, e per preferito non si intenda “migliore”, ma proprio quello a cui sono più affezionato. Il motivo è semplice: è un disco tributo a un uomo la cui posizione in Terra è ambigua, perché Richey Edwards è ufficialmente morto, benché in effetti scomparso da quasi ventitré anni.

Wish me some luck as you wave goodbye to me
You’re the best friends I ever had

Era il 15 febbraio del 1995 quando la macchina di Edwards venne ritrovata a Londra, vicino al Severn Bridge. Edwards, insieme James Dean Bradfield, Nicky Wire e Sean Moore, aveva già scritto pagine importanti nei Manic Street Preachers. Suonava la chitarra ed era uno dei due liricisti del gruppo, insieme a Wire, bassista. Personaggio sopra le righe, Edwards: nel ’91 si incise sul braccio con un rasoio le parole 4 REAL durante un’intervista per NME, gesto ritratto in una delle foto più iconiche non solo del gruppo, ma degli ultimi trent’anni di musica.

Quattordici giorni prima del ritrovamento, il 1° febbraio, Edwards svanì nel nulla, con un pacco di parole al seguito (erano gli anni ’90 che ancora portavano la cicatrice fresca della morte di Cobain) e qualche avvistamento in altri continenti. Il posto scelto, vicino come detto al Severn Bridge, posto noto in passato per alcuni suicidi, lasciò pochi dubbi anche viste le circostanze, perché Edwards aveva un passato che era un puzzle di talento, depressione, autolesionismo e disordini alimentari. In quei giorni sarebbe dovuto partire per l’America in vista del tour promozionale di The Holy Bible, quello che di fatto è il miglior disco dei gallesi. Edwards, a detta di Wire, in quel periodo sembrava in un picco creativo; il disco uscì nell’agosto 1994; il titolo originale, come affermato in un’intervista al Guardian del 2014, sarebbe dovuto essere The Poetry of Death, la poesia della morte.

I will be waiting all my cares are for you
Dreams they leave and die
I’m just going to close my eyes, think about my family
And shed a little tear

Doveva partire con Bradfield, che nel video di Your love alone is not enough ha accanto a sé un’asta del microfono senza che nessuno canti al suo fianco; verso la fine, si avvicina Nina Persson, ma il simbolo sembra evidente. Questo anche in considerazione del fatto che il gruppo ha continuato per anni a pagare un quarto delle royaltes in un conto aperto a suo nome.

Nel novembre del 2008 si chiudono con sofferenza quasi quindici anni di ricerche senza alcuna prova, ma Edwards viene ufficialmente ritenuto “presumibilmente morto”. L’anno dopo esce Journal for plague lovers, disco composto dai Manics con testi scritti da Richey Edwards. L’album richiama stilisticamente il capolavoro di quindici anni prima, e Bradfield in diverse interviste ha ammesso che il gruppo in studio ha lavorato come se fossero ancora tutti insieme, come se Richey fosse ancora lì. 4 REAL, again.

Leave me, go Jesus
I love you, yeah I love you
Just let me go
I even love the devil
But yes he did me harm
Don’t keep me any longer
Because I’m really tired
I’d love to go to sleep and wake up happy