WikiGreg – pillole di musica dissidente: l’uomo dalle parole d’oro

andy
Un po’ per natura, un po’ per caso mi sono reso conto che tante delle pillole dissidenti alla fine sono pillole d’amore o sentimenti comunque assimilabili a questo. Credo che ci sia una spiegazione, e che la spiegazione sia che ogni forma di musica dissidente debba nascere da un qualcosa di forte, quasi viscerale.

L’opposizione nella musica non è mai stantia o fine a sé stessa, non è un movimento partitico, è qualcosa di più: è un prendere una posizione netta e chiara, ostruzionistica fino a un certo punto, ma quasi sempre propositiva. Lunedì in puntata ho celebrato a modo mio tre compleanni di tre personaggi che la loro posizione l’hanno sempre presa.

Elvis è un’icona, e come tale è stato lui a dettare la propria tendenza.
David non ha mai avuto paura di schierarsi, a costo di risultare meno gradito.
Andy (l’ho detto in puntata, l’ho scritto in altre occasioni) è stato un uomo speciale. È stato lui a togliere la maschera alla rabbia di Seattle, dipingendo con sfumature l’incazzatura che apparteneva a quella scena. Non sarà mai abbastanza il tributo per lui. Tra i tre è il meno conosciuto a livello mondiale, e paradossalmente è quello che a modo suo ha cambiato di più il proprio microcosmo. Andy ha messo il sentimento nella rabbia, ha dato sfumature in un universo monocromatico, in cui verde di bile e il nero del futuro si mescolavano per togliere luce alla sua vitalità. Andy era il cantante dei Mother love bone che non si è mai goduto il successo del suo gruppo, vuoi perché il boom doveva ancora arrivare, vuoi perché morì prima dell’uscita di Apple, che venne pubblicato quattro mesi dopo.

Mi venne chiesto, una volta entrato a RadioStreet, quale fosse il mio grande classico. Io c’ho pensato davvero tanto, perché non è facile indicarne uno solo. Poi ho deciso che era Man of golden words, una canzone che sentirò per sempre mia, forse più di quanto non meriti.

Words and music, my only tools.

Un tale, qualche mese dopo, scrisse una canzone chiamata Reach down in un disco per Andy. Il tale si chiamava Chris Cornell, e un verso della canzone racchiudeva in pochissimi secondi questo mio scritto: “Love was my drug, but that’s not what I died of”.

Ciao Andy, mi manchi.
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