L’avvelenata – Renato 2.0, il discorso del re

sindaco-Accorinti
di FRANCESCO CERTO
Messaggio a reti unificate. Un video su Facebook per tracciare il bilancio dei suoi primi cinque anni e rilanciare. Renato Accorinti riparte da se stesso, il fine 2017 aveva lasciato spazio a possibili volti nuovi, più una facciata che un reale passaggio di mano. Rimane il tempo per un’ultima goccia di egocentrismo quando pretende che la candidatura gli venga richiesta e non sia lui a decidere. Gioco delle parti fisiologico, anche se sotto la cenere qualcuno continua a bruciare. “Il lavoro non è finito”, questo il motivo che spingerà Accorinti a tornare al giudizio delle urne.

Un giugno torrido attende Messina. Renato Accorinti non molla, il lavoro della sua giunta rimane la facciata da mostrare con orgoglio. Cacciola ha ridato dignità al trasporto pubblico; De Cola lottato contro limiti, vincoli e, non senza errori, passato tra le maglie della burocrazia. Due reduci di una squadra nata con altri volti e nomi, spesso migliorata dai cambiamenti in corsa pur non trovando un vero assestamento praticamente mai. Cinque anni di lavoro complicato, reso quasi impossibile da una situazione finanziaria interpretata con un filo di presunzione e che verrà, certamente, usata dagli avversari come arma per smontare la nuova candidatura.

Avversari? Ad oggi il nulla più assoluto. C’è Pippo Trischitta che urla la sua presenza, il consigliere uscente rientra nelle voci nel deserto che non verranno sentite da nessuno. Sono altri gli impegni che riempiono le agende di centrodestra-sinistra e M5S. Il 4 marzo di Dalliana memoria sarà il giorno del nuovo governo nazionale, appuntamento troppo ghiotto per piazzare qualche parente, amico e fedelissimo sulle poltrone romane. I trombati della tornata potranno puntare Palazzo Zanca con la solita nonchalance politica. Francantonio Genovese lavora indefesso per gli equilibri di Forza Italia, un paio di nomi al sicuro e poi dritti verso Messina. Il PD rinato sulle energie di Pietro Navarra accoglie Picciolo a braccia aperte, il suo biglietto per Roma non è in discussione. Sono altri i nomi che dovranno sfidare Accorinti: il professore Limosani rischia la sindrome del Presidente della Repubblica, quando un nome diventa caldissimo alla fine si brucia.

Chi ha avuto la pazienza di ascoltare qualche puntata del Giornale della Sera conosce bene gli intrighi scritti fin qui. Da mesi ripetiamo nomi e possibili cariche, sintomo di un ricambio generazionale praticamente inesistente. Anche se scalpitano i giovani come Ferdinando Croce e Piero Adamo, destra comunque troppo lontana dal genovesismo di ritorno. I volti nuovi sono quelli legati all’ambiente universitario, il successo di De Domenico alle regionali è stata manna dal cielo per la strategia navarriana. Gli elefanti della politica bazzicano ancora da queste parti però: gli accordi per Roma piacciono a tutti, chi rimarrà fuori cercherà casa dalle parti di Piazza Unione Europea. D’Alia e Ardizzone tra coloro che son sospesi, un futuro senza futuro.

Finale dedicato alle sorprese. Le sponde, quelle belle, sono già arrivate mascherate da intuizioni sopraffine. Il Natale in piazza è stato firmato da privati e Confcommercio: Carmelo Picciotto da presidente a candidato? Passaggio naturale per chi ha la (s)fortuna di conoscere le voci giuste da ascoltare. Il successo è stato quello dell’impegno, non si può non lodare la voglia di fare. Il risultato lo lasciamo decretare alla gente. Tentare non nuocerà, anche se bisognerà capire dove piazzare la possibile candidatura. Il centrodestra sembra la culla naturale, soprattutto vista l’arcinota vicinanza di accoliti di professione all’ala genovesiana.