L’avvelenata – Gira la ruota

di FRANCESCO CERTO

La ruota panoramica di Piazza Cairoli

La ruota panoramica di Piazza Cairoli

Cosa c’è di più noioso di straparlare? Probabilmente ascoltare chi lo fa, essere costretti a sopportare le idee altrui su qualsivoglia argomento. Messina rimane regina delle parole buone per ogni momento, una rincorsa continua verso l’opinione assoluta. Nelle ultime settimane, complice l’impasse politico, ci si è concentrati sulle manifestazioni natalizie organizzate a Piazza Cairoli.

Una guerra di parole per esaltare o distruggere stand, eventi e soprattutto la ruota panoramica. La normalità, cosa non presente a queste latitudini, direbbe di non soffermarsi poi troppo su argomenti tanto superficiali. Nessuna voglia di sminuire l’importanza degli eventi legati al Natale, però non dovrebbero essere più di trenta i secondi da sprecare nelle nostre vite su dibattiti del genere. E invece no. Messina discute, si rincorre e si schiera in fazioni da guerra civile.

Il motivo? Per iniziare non possiamo negarci una bella polemica, soprattutto se dell’argomento non sappiamo assolutamente nulla. A questo va aggiunta l’ipocrisia. Finalmente andiamo al punto, perché girarci troppo intorno non fa mai bene. Escludendo la parte sana dei polemici, quelli che amano dibattere solo per poter affermare di avere ragione, dobbiamo concentrarci su quelli che esaltano o distruggono perché facenti parte di un team.

Non si può e deve tradire la propria fazione, e allora il gioco di squadra impone di sprecarsi in filippiche impregnate di retorica in difesa del “fare” contro il disfattismo. Dall’altra parte ci sono quelli che non basta “fare”, bisogna farlo bene e comunque sbagliereste lo stesso. Privati e amministrazione si trovano in una battaglia che non combattono in prima persona: la ruota panoramica al centro della discordia, attaccarla o difenderla viene lasciato ai professionisti della parola ed ai ricercatori di retorica in salsa messinese.

Difficile tralasciare la tristezza disarmonizzante che la suddetta ruota suscita, perché c’è pur sempre una differenza tra le macchine londinesi o viennesi e la riedizione di un oggetto da parco giochi piazzato nel cuore del centro di Messina. Provando a far finta che lo schifo possa essere dimenticato, bisogna concentrarsi sulla guerra di opinione un tanto al chilo. “La ruota è brutta” non è, in tutta onestà, la pezza d’appoggio utile per attaccare le scelte del creativo gruppo ideatore di una simile fonte di spasso. Dall’altra parte le risposte non migliorano l’umore: il richiamo all’unità cittadina, al non criticare a prescindere chi fa qualcosa o peggio chiedere di apprezzare lo sforzo. Che amara vita ci tocca sopportare.

Il vero problema è sempre quello legato all’onestà intellettuale. Siate sinceri, giocare a carte scoperte rende la vita migliore. “La ruota mi fa schifo perché amo l’amministrazione”, oppure “la ruota è bellissima perché gli imprenditori messinesi mi riempiono il cuore”. Non sarebbe un mondo migliore? Una sorta di mentalità anglosassone, un universo dove nessuno si vergogna di schierarsi o preferisce farlo nell’ombra. Una carezza, dolce carezza, va invece ai tanti che alle proprie idee ci credono davvero e non perché schiavi di un padrone silenzio.