WikiGreg – pillole di musica dissidente: La sospensione dell’incredulità

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Ho passato la mia adolescenza a coltivare, come gran parte dei giovini italiani, una passione insensata per il wrestling. Non è mai stato tanto solo il lato lottato, quanto la costruzione di storie che rendevano valida quella parte dello sport entertainment; proprio quella componente, quella che poi per alcuni si è sviluppata in una maniacale voglia di serie tv, in altri è rimasta tale e ha permesso lo sviluppo della passione per altre federazioni oltre alla classica WWE, cui negli anni successivi si accostava la sempre più mainstream TNA.

Non è una lectio magistralis, non ho le basi, ma la partenza per il ragionamento di oggi. Mettere a paragoni dei mondi diversi è sempre sbagliato, lo so, ma ho provato a pensare a come sarebbe un circo come quello della WWE in Italia, ma a livello di theme music. Sembra un qualcosa di minore, ma la musica nel wrestling serve molto. Serve perché è la colonna sonora di emozioni (basti pensare ai video di ricordo di Eddie Guerrero), o quella che risuona fortissimo nelle presentazioni dei wrestler. Ed è quasi sempre rock, rock a livello infernale, da mandare ai matti chi questa musica non la digerisce.

Penso alle luci della ECW che si accendono su un pazzo che a petto nudo entra fumando e bevendo birra accompagnato dai Metallica,

penso a un ritorno shock di un ragazzo di Chicago che ha cambiato le regole del gioco ,

un biondissimo capellone che ha lottato per anni cercando di raggiungere la vetta,

al re dei re ,

al ragazzo che si faceva strada ammazzando le leggende di questa disciplina,

al tagliagole canadese che avrebbe fatto tutto, forse anche troppo, per non mollare la presa .

Penso a quel vetro che si rompe e un palazzetto che esplode e poi è tutta suspension of disbelief,

a due pazzi scatenati che entrano chiedendo al pubblico se sia pronto, se lo sia davvero ,

a quell’altro pazzo che poi ha scelto di fare l’attore quando, in fondo, gli bastava alzare un sopracciglio.

Ho pensato a tutto questo, a quali e quanti gruppi hanno prestato la loro opera, il loro ingegno per una federazione di livello mondiale, e poi ho realizzato che per le stesse cose qui, in Italia, avrebbero chiamato i Negramaro o i The giornalisti. Perché devi piacere al pubblico, devi modificare un po’ l’attitudine, devi sembrare ribelle pur non essendolo e quindi va bene se metti il chiodo e le converse perché qui la ribellione è l’essere fashion victim con quel lustro di ritardo che ti dà quell’animo un po’ hipster. Ho pensato a quanti gruppi ho conosciuto così, a quanta musica ha riempito negli ultimi quindici anni il mio lettore mp3 mentre quelle storie mi accompagnavano e mentre nella vita vera alcuni ci lasciavano.

Ho pensato, mentre scrivevo queste righe, ai tanti che al primo paragrafo avranno pensato che sono ragazzate e si sono fermati lì, perché il wrestling è tutta una balla e sono omoni che fanno finta di picchiarsi. Magari avranno staccato per mettere su l’ultimo episodio di un gruppo di umani che deve salvarsi dagli zombie, o per commentare tutti insieme le cronache del sottosopra. La verità è che era solo una serie tv che andava di moda prima che uscisse Lost e in tanti si mettessero in testa l’idea di serialità, ma a conti fatti l’unica cosa che conta è che se Dissident esiste lo dovete in gran parte alla WWE.

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