L’avvelenata – Il nuovo sceriffo

navarradi FRANCESCO CERTO

“Un rettore non può fare politica”. Maurizio Leone, professore dell’Università di Palermo, giustifica così le sue dimissioni all’indomani del ritorno di Fabrizio Micari nel ruolo di numero uno dell’Ateneo palermitano. La vicenda è curiosa: vede protagonista non tanto gli uomini, più nello specifico il concetto di politica stessa. Micari, candidato perdente per il centrosinistra alla presidenza regionale, non aveva lasciato la sua poltrona universitaria, quasi conscio di tornarci a urne chiuse. Fatto esecrabile per Leone. Dove, se non all’università, è però ammesso fare politica?

La culla del dibattito politico è rintracciabile in ogni piccola facoltà, sede staccata e persino mensa, dove giovani e docenti si scontrano da secoli sulle differenze politiche. L’università e la politica camminano a braccetto da sempre, lo fanno foraggiandosi l’un l’altra e così sempre sarà. La terzietà di un rettore sarebbe buona solo per la retorica garantista di un paese noioso come il nostro, come in tutti gli ambiti agli italiani le cose piace farle di nascosto.

A Messina, addirittura, l’Università non solo ha candidato uno dei suoi uomini di punta all’ARS, ma lo ha fatto come apripista per una rincorsa politica senza limiti. L’elezione con percentuali altisonanti di Franco De Domenico apre a scenari mai pensati, il rettore Pietro Navarra è l’architetto di un progetto politico che tende a riscrivere la politica della città. Virata sul centrosinistra, ingresso senza scrupoli in un PD senza più riferimenti e che mai aveva ascoltato se stesso. Voti alla mano viene spazzato via il renzismo in salsa messinese, colpa di un segretario nazionale che dei suoi uomini in riva allo Stretto ha sempre fatto volentieri a meno. Saranno bravi Alessandro Russo e Francesco Palano Quero, su tutti, a ricostruirsi una personale nuova strada.

Il PD universitario trionfa e rivendica. Pietro Navarra diventa adesso il nuovo referente di un’area che spera nello slancio dell’Ateneo, unica speranza dopo anni passati tra il genovesismo e l’anonimato. Il rettore diventa immediatamente collettore di bacini di voti utili: avvicina Picciolo e strizza l’occhio alla coppia D’Alia-Ardizzone, condicio sine qua non rimane quella che al vertice ci sarà lui.

Nei giorni della nuova bufera giudiziaria in casa Genovese, del futuro ancora non scritto tra Accorinti e qualche assessore in procinto di camminare da solo; la corsa a Palazzo Zanca vede questo nuovo centrosinistra in clamorosa ascesa. Sul candidato si è dibattuto tanto, tutti gli indizi sembravano portare al prof. Limosani come figura che potesse convincere l’elettorato sulla bontà del progetto. Le alleanze possibili, però, aprono a qualche equilibrio da rispettare ma difficilmente potranno arrivare imposizioni e sarà comunque l’area navarriana ad esprimere nomi e responsabilità.

Un centrosinitra universitario: il mostro bicefalo che punta a governare Messina e non solo. Lo stesso Navarra difficilmente rimarrà regista dietro le quinte, un posto romano non sembra potergli essere oggi negato. Enfant prodige il rettore messinese: dal suo arrivo l’Ateneo ha trovato nuovo lustro, gli anni delle inchieste sotto la guida di Tomasello sembrano essere finiti. A questo si aggiungono i risultati legati al buon cammino dell’università, un lavoro obiettivamente buono per diventare base di una credibilità politica necessaria. I risultati alle regionali hanno stupito, probabilmente la sottovalutazione è stato frutto del basso profilo e dei toni mai urlati dei protagonisti. Alle spalle c’era una strategia chiara e spietata, un’ascesa non frutto del caso che adesso brama ai suoi primi posti di governo.