GeoStreet – in viaggio con Roberto Grano: Monte Soro

30 novembre 2017 Blog
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Il nostro viaggio alla scoperta delle meraviglia della Sicilia riprende dal nord della nostra isola, dai Monti Nebrodi.
Precisamente tra i comuni di Cesarò e Alcara Li Fusi, dal punto più alto di questa zona: il Monte Soro.

Il Monte Soro si erge per 1842 metri sul livello del mare tale che la RAI lo ha scelto come sede di uno suoi più importanti ripetitori per la Sicilia. Geologicamente parlando, invece, è sede di un’importante unità che appunto prende il nome dalla zona stessa: l’Unità di Monte Soro. La zona si estende in buona parte dell’area nebroidea e si ritrova affiorante nell’area in questione: l’unità di Monte Soro è composta per la maggior parte da Flysh ovvero da un complesso sedimentario torbiditico costruito da arenarie, argille e marne che si forma in ambienti sottomarini di tipo gravitativo, cioè in presenza di dislivelli sottomarini che favoriscono il manifestarsi di frane o di correnti tanto potenti da muovere masse di sedimenti in maniera caotica che si muovono a causa del contrasto di densità con il fluido nel quale sono sospese le particelle solide stesse.
In poche parole, il Monte Soro, una della vette più alte della Sicilia, molto tempo fa si trovava sotto il mare, un mare particolarmente agitato.

Oggi, invece, a prova del fatto che la storia (sia umana sia geologica) è composta da una serie di cicli e divenire, il Monte Soro è un’area tranquilla, tale da essere insignita del titolo di RSO (Riserva Naturale Orientata). All’interno di quest’ultima è possibile intraprendere due percorsi separati: il primo, attraversando il caratteristico bosco di faggi, conduce alla vetta del monte, dalla quale con buone condizioni di visibilità si possono ammirare l’Etna e le Isole Eolie; poco prima di raggiungere la meta si può osservare alla sinistra del sentiero un acero di 22 metri d’altezza e 6 di diametro, numeri che rendono difficile non notarlo.
Il secondo sentiero conduce ai laghi di Maullazzo e Biviere: il primo è artificiale, ma poco importa, gli uccelli migratori stagionali lo usano come pit stop obbligatorio prima di riprendere il loro viaggio; il secondo, invece, è un lago naturale le cui acque per un breve periodo d’estate si tingono di rosso per la fioritura di un’alga (Euglena Sanguinea). Sperando che la doppia natura e la lunghezza del sentiero non vi abbiano confusi e non vi siate persi, sedetevi e riposatevi, il viaggio continua e con dicembre dietro l’angolo preparate le valigie con abiti pesanti…MOLTO pesanti.