A tutta trama – Orfeo

7 gennaio 2018 Blog
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La Libreria ad Angolo
A Tutta Trama: completa il racconto che la nostra Stefania propone ogni due settimane.
Per partecipare basta mandare una mail a: atuttatrama@gmail.com
I migliori verranno pubblicati su www.radiostreet.it

Orfeo
Se l’aveste visto con i vostri occhi, aggirarsi per quei sordidi sobborghi, in mezzo alla gente perduta; se solo
aveste potuto ammirare il fulgore dei suoi occhi nell’attimo in cui le dita sfioravano le corde della chitarra elettrica, certamente voi l’avreste riconosciuto. Egli era, senza ombra di dubbio, l’uomo più musicalmente dotato del pianeta e di qualunque epoca. Egli era Orfeo, il cantore, capace di ammaliare chiunque col suo canto e la sua lira. Pensavo che si trattasse solo di antichi miti, sciocche leggende inventate nelle sere buie e fredde per scaldarsi intorno al fuoco. Invece era tutto vero. Il mito riviveva davanti ai miei occhi ed io non potevo evitare di riconoscerlo.

Lo straniero m’indirizzò uno sguardo poco amichevole, che mi pietrificò all’istante. Avanzai lentamente
attraverso quella bettola piena di ubriachi, mentre lui seguitava a suonare. Ogni nota era una fitta al cuore,
incastonata in una cadenza divina che raccontava una solitudine infinita. Mi sedetti di fronte a lui con aria
di sfida. Lo sconosciuto chitarrista smise di suonare.

“Dove hai imparato a suonare così?” chiesi in tono perentorio.

“Che importa dove? Ciò che conta è continuare a suonare, ricercare la melodia perfetta e il ritmo esatto”, rispose laconico.

Allora cercai di ridestarmi dal suo potere ipnotico. “Sei il miglior chitarrista che abbia mai conosciuto, che ci fai in un posto del genere? Qui sei sprecato!” aggiunsi, esasperata da tutta quell’impassibilità.

“Sprecato? Ho sprecato la mia vita sì, ho offeso l’amore. Cosa ha senso ormai? Suono qui perché mi va, perché questa gente ha bisogno di sentir della musica ed io provvederò per loro. Si perdano i loro sensi, languiscano i loro tormenti e vivano un sogno lungo tutta l’eternità. La musica sì, che ha questo potere! Io l’ebbi in dono, ma non seppi apprezzarlo né tenermi l’amore. A colei che ho perduto, rivolgo costantemente il mio pensiero. A te, mia Euridice, dedico ogni suono che emana il mio strumento.” E così dicendo, diede un colpo vibrante alla chitarra.

“Tu sei ubriaco o addirittura fatto. Stai vaneggiando. Qual è il tuo nome?” lo interrogai con impazienza.

“E allora tu forse non conosci ciò che Seneca scrisse di me?”

Alla musica dolce di Orfeo, cessava il fragore del rapido torrente, e l’acqua fugace, obliosa di proseguire il cammino, perdeva il suo impeto. Le selve inerti si movevano conducendo sugli alberi gli uccelli; o se qualcuno di questi volava, commuovendosi nell’ascoltare il dolce canto, perdeva le forze e cadeva. Le Driadi, uscendo dalle loro querce, si affrettavano verso il cantore, e perfino le belve accorrevano dalle loro tane al melodioso canto.

“Cosa farfugli? Tu saresti Orfeo, il cantore? Ma com’è possibile?”

“Sono io.”

“Cos’è che cerchi qui, tra queste anime perdute?”

“Cerco Euridice, per condurla alla luce; cerco redenzione, pietà e amore.”

Rimasi a fissarlo, pensierosa. E poi dissi: “Raccontami la tua storia, Orfeo, perché ho voglia di ascoltarla.”
di Stefania Arinisi

La vincitrice è Eliana Camaioni:

‘Va bene Orfeo, ti seguo in capo al mondo. Ma giurami che non ti volterai mai indietro’.

Mi aveva detto così, Euridice, la mattina della mia partenza, con uno sguardo fermo che non le avevo mai visto. Ero passato a salutarla per l’ultima volta, sarei andato a vivere a Milano: avevo firmato il contratto con la casa discografica, stavo per diventare l’Orpheus che tutti conoscete”

“Era la tua donna, Euridice?”

Orfeo sorrise, scosse il capo.

“Riduttivo definirla la mia donna, era l’altra metà del mio cielo. Un amore immenso: quanto di più magico
mi fosse mai capitato, in tutta la vita”

“Ma?”

“Appunto, ma. Avevo passato giorni e notti di disperazione all’idea di separarmi da lei, le avevo chiesto implorandola di venire con me, ma lei non sentiva ragioni: ‘Fra poco apparterrai a un altro mondo, Orfeo, in cui io non sarò più io perché sarai tu a non essere più tu. Si chiude un ciclo, per te: hai un futuro che ti aspetta, e io appartengo al passato. E passato e futuro sono due regni che non è giusto far incontrare’.

Non capivo il perché delle sue parole, mentre lei come Virgilio con Dante mi liberava dai lacci del karma, ripulendo dagli strascichi del passato la mia vita futura: il gesto d’amore più grande che il suo cuore potesse donarmi, che allora non fui in grado di comprendere. ‘Ricorda, Orfeo: mi perderai solo se avrai paura di perdermi, mi troverai solo se mi riconoscerai come parte di te’. Parole ancora più oscure delle precedenti, che compresi ancora meno delle prime; abbiamo fatto l’amore tutta la notte, non ci siamo sentiti più fino alla mattina della mia partenza. La mattina in cui andai a casa sua con lo strazio di doverle dire addio, e mi ritrovai di fronte a quella sua decisione improvvisa e imprevedibile, che mi prese in contropiede e all’improvviso mi fece paura”

Fissò un punto indistinto davanti a lui, come a ripescare fotogrammi di un film che conosceva a memoria.

“Non lo so cosa mi accadde, ma mi pietrificai. Per un lunghissimo istante, di fronte al sogno che si realizzava, ho dubitato. Cercai di dissimulare quell’emozione; portai giù la valigia, salimmo in macchina senza dire una parola. Guidavo guardando dritto davanti a me, nella nebbia fitta di una mattina gelida e piovosa, attento a non incrociare il suo sguardo. Lei mi lanciava occhiate intermittenti, consapevole di cosa stesse accadendo. Fu a quel punto che accadde l’irreparabile”

Abbassò lo sguardo, spostò le mani dalle corde alla cassa armonica, quasi abbracciando la chitarra,
testimone silenziosa dei suoi ricordi.

“Mi disse: ‘Orfeo’. E io mi girai, e nell’istante in cui lei incrociò i miei occhi ogni mio dubbio sembrò annegare nel mare del mio amore per lei, ma fu uno scambio di attimi: mentre il mio cuore si apriva, il suo volto si faceva grigio, quasi restituendo ai miei occhi il consuntivo di tutti i miei dubbi; la vidi trasformarsi in un’ombra, mentre mi chiedeva di accostare, apriva lo sportello, scendeva dalla macchina, si dileguava dalla mia vista avvolta dalla nebbia della mia angoscia. Scesi dalla macchina, corsi come un pazzo per inseguirla, ma era letteralmente sparita, come dileguatasi nel nulla di ciò che per un attimo il mio cuore era divenuto. Mi tornarono in mente le sue parole sulla porta: ‘giurami che non ti volterai mai indietro’. Lei che abitava in me più che a casa mia, lo sapeva sin dall’inizio: sarebbe stata quella la mia prova iniziatica, e io non l’avevo superata. Fu lì che capii di averla persa per sempre”

Il silenzio abbracciò il suo dolore. Dita sulle corde, ricominciò a suonare.

Esitai, in bilico fra il dire e il non dire, fra l’impotenza e lo sgomento: avevo di fronte a me un uomo fatto a pezzi dalla vita, un corpo smembrato dalla rassegnazione e dato in pasto allo scorrere di una vita senza più senso, sul punto di perdere tutto. Qualcosa in me si fece strada.

“Dimentichi le parole più importanti che Euridice ti disse, Orfeo”

Lui sollevò la testa, aggrottando le sopracciglia.

“ ‘Mi perderai se avrai paura di perdermi’?”

Mi avvicinai a lui, gli tolsi la chitarra dalle mani: “ ‘Mi troverai solo se mi riconoscerai come parte di te’. Euridice ti ha dato sin da allora la chiave che apre il portone blindato in cui ti senti rinchiuso, e tu stai ancora qui a sciupare il tuo tempo”

Il suo sguardo virò dal perplesso al tagliente: avevo toccato la corda giusta.

Non gli diedi il tempo di replicare:

“Non l’hai mai persa, perché il vuoto che ha lasciato in te grida la sua presenza, e non lascia il posto a nient’altro che non sia lei”

“Sì ma cosa posso fare, ormai?”, e più che una domanda è una preghiera, un grido disperato.

“A noi umani è data solo una scelta: abitare o meno quell’amore immenso che ci vive dentro. Basta averne consapevolezza, e il da farsi verrà da sé. Perché non esiste ciò che è giusto e ciò che è sbagliato: esiste solo ciò che si sceglie”.

Vidi come riaccendersi una luce nei suoi occhi spenti. Si alzò di scatto, la chitarra scivolò sul pavimento.

“Come potrò mai ringraziarti, sconosciuta, per le tue parole?”

Le lacrime gli allagarono la vista. Lo abbracciai.

“Rimetti assieme i tuoi pezzi, Orfeo, e corri da lei. Adesso sei pronto per non voltarti indietro mai più”.