Casa, musica e Radio

17 novembre 2017 Blog
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di Alessio Salvocasa musica e RADIO
Prima di mettermi a scrivere, ho chiesto qualche consiglio a chi ne sa più di me: alcuni mi hanno consigliato di cominciare dalla fine per poi, piano piano, arrivare al punto d’inizio. Io, però, non voglio fare cosi, vorrei tenere molto lontana la parola fine da questa mia esperienza, quindi, partirò dalprincipio. Non vi dirò quando o dove sono nato – sono cose irrilevanti – vi interessi sapere che sono un ragazzo semplice, tutto casa e…musica. La musica è stata l’unica presenza costante nella mia vita, sin da quando i miei genitori si sono
separati. Il primo inconsapevole approccio lo devo a mio padre. Lui non ha quasi mai vissuto in città e quando mi veniva a prendere ascoltavamo un sacco di musica.
I dischi finivano e ricominciavano in continuazione, io seduto lato passeggero – in silenzio – a
guardare fuori dal finestrino, quei paesaggi visti e rivisti. In sottofondo, la musica che mio padre ascoltava.
Pino Daniele era la scelta più gettonata, era il suo preferito e, piano piano, anche il mio. Ma ero solo un bambino e ancora non conoscevo la musica. Poi arrivò la prima media e la questione nuovo zaino: voglio quello con l’MP3. Era il mio sogno, finalmente avevo un oggettino in cui potevo
mettere la mia musica, sentendola quando e dove volevo. C’erano le canzoni di un
giovanissimo Chris Brown, c’era perfino Jessie McCartney, tutto la musica da teenager, insomma. E poi – finalmente – arrivo la svolta: Internet. Internet allargò i miei orizzonti, cercavo musica su YouTube, guardavo live, concerti, esibizioni, passavo le ore davanti al computer, aspettando che il video si caricasse, per poi passare ad un altro e ad un altro e cosi via fino alla sera. Ero felice, ero davvero felice e si vedeva, si percepiva, non avevo la possibilità di comprare tanti dischi, quindi poter scoprire artisti nuovi, recuperare quelli vecchi oppure riascoltare il pezzosentito in radio, mi rendeva tremendamente felice. Non era ancora finita però, perché con le mani sempre in testa e i pensieri dentro i ricci arrivari al liceo nuovi posti, nuove persone, altri gusti musicali. Intorno me c’erano ragazzi che ascoltavano rock, metal, pop, rap, chi elogiava i vecchimiti, chi portava in alto il nome di un qualche band che conosceva solo lui, in poche parole, mi trovavo in paradiso.
Ma non bastava, volevo di più.
Non mi bastava più ascoltare la musica, volevo crearla, volevo suonare. Cominciai a mixare
i primi pezzi. Uno schifo, un vero e proprio schifo. Ma non importava sbagliare, anche perché nessuno mi
ascoltava, mi importava di sentire qualcosa, e dannazione se sentivo qualcosa.
Poi, all’improvviso – come tutte le cose belle – è arrivata Lei: la Radio.
Sono al settimo cielo, ad ogni nuova scoperta, ad ogni passo avanti, il mio cuore esplode di gioia, non vedo l’ora di cominciare. Punta di piedi, zitto, con il computer e lo zaino in spalla pieno di sogni.
Adesso affianco Davide Pedelì e non esiste persona migliore con cui crescere musicalmente. Dicono che ricordo lui quando entrò per la prima volta in radio e questo mi riempie di orgoglio.
Adesso ho tutto quello che mi serve: parlo di musica, scelgo la musica e ho un nuovo gruppo di amici.
La paura di sbagliare e la timidezza scompaiono tutte le volte che entro in studio.
Adesso sono un ragazzo tutto casa musica e…Radio