GeoStreet – in viaggio con Roberto Grano: crisi di Salinità del Messiniano

Il nostro viaggio continua ma stavolta i nostri orizzonti si allargano un po': finora abbiamo parlato della Sicilia attraverso scorci e sguardi in luoghi specifici.
E se la osservassimo nella sua totalità? La nostra Sicilia è sempre stata così? Chiaramente la risposta è no.
La nostra regione è una sorta di melting pot geologico che nella sua storia ha subìto innumerevoli trasformazioni e cambiamenti ed elencarli tutti all’interno di una singola fermata di questo viaggio sarebbe davvero prolisso.
Oggi, dunque, ci soffermeremo a parlare dell’evento durato 270mila anni noto come Crisi di Salinità del Messiniano. Quest’ultimo è un periodo geologico (che prende il nome appunto da Messina) durante il quale il Mar Mediterraneo si prosciugò quasi completamente.
Circa 5-6 milioni di anni fa il Mediterraneo era totalmente diverso da come lo vediamo oggi: non solo il collegamento con l’Oceano Atlantico era chiuso ma il mare si presentava come una valle profonda e arida con uno spesso strato di sale sul fondale.
Le cause che hanno portato al prosciugamento sono state oggetto di un acceso dibattito scientifico in questi ultimi anni”, spiega Fabio Florindo, direttore della Struttura Ambiente dell’INGV.
“Le prime teorie, pubblicate negli anni ’70, attribuivano la chiusura del Mediterraneo ai movimenti relativi delle placche tettoniche africana ed euroasiatica che avrebbero chiuso lo stretto di Gibilterra. Altri ricercatori ipotizzarono altresì che la causa principale poteva essere riconducibile a una glaciazione, con conseguente riduzione del livello medio globale del livello dei mari. L’abbassamento del livello degli oceani fu tale che scese al di sotto di una soglia posta in corrispondenza dello stretto di Gibilterra, causando l’isolamento del Mediterraneo dall’Atlantico. In entrambi gli scenari l’apporto idrico nel bacino del Mar Mediterraneo, rispetto all’evaporazione, avrebbero reso il Mediterraneo un grande lago destinato poi a prosciugarsi completamente.
Lo studio conferma questa ricostruzione, mettendo però in luce un sistema di cause molto più complesso
”.
L’erosione – prosegue il Direttore della Struttura Ambiente dell’INGV – attribuita all’aumento di ghiaccio sul continente antartico, avrebbe progressivamente ridotto il livello degli oceani. Durante questa fase si è ridotta di molto la differenza di altezza tra la superficie del mare e il fondale e la forza della corrente superficiale è diventata così grande che il processo di sedimentazione si è trasformato in erosione”.

Questi dati mettono in evidenza il ruolo della glaciazione come causa primaria per l’inizio e la fine del prosciugamento del Mediterraneo avvenuto più di 5 milioni di anni fa.
Il movimento delle placche litosferiche avrebbe anch’esso svolto un ruolo, ma non è stata questa la causa primaria data la lentezza relativa rispetto ai tempi molto più veloci di una glaciazione (geologicamente parlando).

I ricercatori hanno dimostrato che, in conseguenza dell’evaporazione del Mar Mediterraneo, la litosfera intorno lo Stretto di Gibilterra ha iniziato a sollevarsi a causa della rimozione del carico d’acqua sovrastante mantenendo il Mediterraneo isolato dall’Oceano Atlantico.

Successivamente la calotta antartica avrebbe iniziato a ritirarsi contribuendo così al sollevamento del livello medio degli oceani. Circa 5,33 milioni di anni fa il livello crescente dell’Atlantico era appena sufficiente per scavalcare un’esigua barriera posta in corrispondenza dello stretto di Gibilterra, causando una catastrofica inondazione che in pochi anni ha riempito nuovamente il bacino del Mediterraneo.

Una delle implicazioni di questa ricerca – sottolinea Florindo – è la comprensione del fatto che alla crescita o riduzione delle calotte polari le oscillazioni degli oceani avvengono con modalità irregolare. Una fusione parziale delle calotte potrebbe, quindi, determinare una variazione complessa del livello degli oceani, creando nuovi scenari di cambiamento climatico”.

La definizione Crisi di Salinità è dunque riferita alla sedimentazione e alla deposizione sull’ex fondale marino del sale contenuto nell’acqua ormai evaporata, testimoniata da rocce sedimentarie chiamate EVAPORITI che hanno formato veri e propri giacimenti di sale, come nel caso delle miniere di Caltanissetta, Petralia (PA) e Realmonte (AG).
BIBLIOGRAFIA:
Quando il Mediterraneo divenne una profonda valle arida: conseguenze della crescita della calotta polare antartica
Comunicato Stampa n. 23|11 Novembre