GeoStreet – in viaggio con Roberto Grano: L’oro

Recentemente abbiamo parlato dei 15 materiali più costosi della Terra (se vi siete persi questa tappa del viaggio, la ritrovate qui https://goo.gl/q5dcwL), alla posizione numero 12 si classificava l’oro. Abbiamo visto che la causa del suo costo così elevato è la difficoltà nell’estrarlo e soprattutto la rarità di questa risorsa.

Ma cosa si intende per raro? E soprattutto, perché lo è?

L’oro in chimica – e di conseguenza in mineralogia – è un elemento nativo: ciò significa che si ritrova così com’è in natura, ovvero non si lega a nessun altro elemento per formare dei composti ( salvo rarissime eccezioni come il Cianuro) bensì è possibile reperirlo saldamente ancorato alle rocce che lo circondano.
Si presenta sotto forma di lamelle o con aspetto dendritico (cioè come se fosse un albero) e i contesti di ritrovamento di questo metallo sono essenzialmente due:

1)IDROTERMALE
I fluidi caldi che risalgono da sotto la crosta terrestre fino ai fondali marini in determinate zone della Terra, come i fondali dell’Atlantico, contengono gran parte degli elementi chimici della Tavola Periodica. Alcuni più pesanti e atomicamente più grandi di altri, giunti in superficie (se di superficie si può parlare date le profondità abissali di questi ambienti) né si legano ai minerali presenti nella zona né vengono trasportati dall’acqua e ricadono lì dove sono stati espulsi.

2) PORFIRITICO
I giacimenti di questo tipo sono perlopiù superificiali (stavolta letteralmente) ma associati ad ambienti di tipo vulcanico. Il magma, infatti, è una sorta di grande catena di riciclaggio chimica del pianeta Terra: gli elementi, presenti nella crosta terrestre nelle zone di subduzione, arrivano a profondità e temperature così alte da far fondere i materiali presenti che vengono poi reiniettati nell’ambiente nelle zone di distensione tettonica.
Durante la subduzione però, per cause chimico-fisiche, parte del materiale fuso si stacca e risale anziché scendere. La risalita, per contrasto di densità, arriva in superficie dove poi il materiale si raffredda.

Questa premessa è stata necessaria per spiegare come nascono i giacimenti d’oro più grandi, ovvero quei giacimenti facilmente sfruttabili.

È chiaro che il materiale fuso che risale non ha un volontà propria e quindi non seleziona gli elementi che porta in carico, che sono diversi ma affini. È questa la causa della promiscuità di oro e rame nello stesso giacimento. Dato importante perché alte percentuali di rame possono contaminare l’oro rendendolo impuro e causando in tal senso la diminuzione del suo valore.

Esiste inoltre un altro contesto in cui è possibile trovare l’oro, probabilmente il più famoso: chi non conosce Zio Paperone che dà inizio alla sua fortuna cercando pepite nel Klondike? Benissimo, lui cercava Oro SUPERGENICO, ovvero tutto quell’oro che si ritrova nei torrenti e nei fiumi perché un giacimento preesistente è stato eroso dal vento e/o dall’acqua e poi questa stessa ne ha preso in carico i detriti. Chiaramente questo tipo di giacimento è il più raro in assoluto.

Esiste inoltre un’altra teoria al vaglio degli studiosi: Richard Henley di Canberra e Dion Weatherley di Brisbane, hanno notato che le pressioni innescate dai terremoti sono molto più intense di quelle previste, tali da creare fratture in profondità alla velocità del suono. Essendo la temperatura di ebollizione dei fluidi strettamente dipendente dalla pressione, i fluidi idrotermali vengono dunque vaporizzati all’istante depositando oro come farebbero in superficie.