Panic Blog – Club to club

Alessandro ArenaeIn questi giorni in Italia c’è un gran bisbigliare riguardo alla musica elettronica, ho utilizzato la parola bisbigliare perché quando si parla del club to club non è un parlare ad alta voce, esiste un passaparola di fondo, non esistono mega striscioni, grandi insegne luminose che te lo ricordano.
Per chi segue l’elettronica non è semplice curiosità quella che gira attorno a questo evento, giunto alla sua diciassettesima edizione, c’è qualcosa di più.
Ormai da anni dj/produttori, piccole case discografiche, musicisti, speaker radiofonici, figure che studiano tendenze e marketing, s’incontrano a Torino. Perché…
Ragionavo sul fatto che in una società che cerca di stupirti, il club to club sposa il concetto di essere semplicemente un punto fermo.
Per chi in generale si nutre di suoni elettronici, sa che c’è, questo gli basta.
Una delle domande che mi faccio spesso è: cosa differenzia una moda musicale da qualcosa che diventa negli anni un’espressione sociale?
Faccio un esempio, la Drum and Bass, doveva sparire presto, tutti ad un certo punto la davano per morta, invece eccola sempre lì, nei locali underground più di tendenza. In città che mutano in continuazione lei con i suoi trent’anni rimane intatta ancora oggi.
Sono espressioni musicali di società urbane, c’è qualcosa di enorme che lega i luoghi e le persone, alla musica, in maniera ottimistica penso che questa sia una cosa bellissima e che questa trasformata in consapevolezza possa salvare il mondo.
Tutto quello che parte dalle strade si stratifica ed è frutto dell’espressione libera e ribelle, in una parola vita, questa a sua volta finisce nell’essere raccontata, ma è nel racconto che le cose tornano a vivere o muoiono per sempre.

Così Novembre si aprirà nel segno del club to club, nessuno si chiederà troppo chi ci sarà, perché anche quest’anno si esibiranno i migliori. Chiederemo semplicemente a noi stessi se riusciremo a strappare dei giorni di ferie oppure a trovare modi alternativi per pagare il festival facendo della comunicazione, oppure malediremo noi stessi di non fare un lavoro figo che si occupi di comunicazione.
Il mio pensiero quei giorni sarà rivolto alla gente, agli sguardi, al viso delle persone rivolte verso una cassa che vibra in una stanza senza finestre, che va oltre la mercificazione dell’artista quotato e dello sballo.
Sarà incentrato nel capire se in questo caos in cui siamo immersi giornalmente, qualcuno troverà quel punto fermo, qualcosa a cui ti aggrappi per non sprofondare.

di Alessandro Arena