GeoStreet – in viaggio con Roberto Grano: Taormina

Riprendiamo il nostro viaggio alla scoperta di cosa sta sopra e in questo caso sotto la Sicilia, oggi però non ci allontaniamo molto da casa, faremo una passeggiata a Taormina, per la precisione nella zona tra Spisone e Capo Sant’Alessio.

E nonostante l’arrivo dell’autunno, sarà anche opportuno munirsi di un’imbarcazione: infatti, per notare determinate strutture geologiche è necessario osservarle da una prospettiva diversa.

Guardando le falesie tra questi due capi vicino Taormina è possibile notare la presenza di veri e propri solchi, alcuni più evidenti di altri. I solchi presenti in questa zona ovviamente non sono unici nel loro genere, perchè sono generati dalla forza del mare che in archi temporali molto lunghi si infrange sulla roccia, erodendola.

Queste tracce sono utili a identificare le variazioni del livello medio del mare e/o i sollevamenti della roccia stessa, che sono soggetti a movimenti e mutazioni continue, chiaramente in periodi di tempo estremamente lunghi e non certo realizzabili a occhio nudo.

L’area di Taormina è estremamente ricca di faglie, talvolta anche molto lunghe: la maggiore, ad esempio, raggiunge i 40 km ed è sottomarina. Queste fanno parte di un sistema molto più intricato e connesso a livello regionale che meriterà un approfondimento a parte. Le faglie, si sa, generano terremoti e i terremoti muovono le strutture tanto artificiali quanto naturali e le linee di costa non sono esenti da questi movimenti. In questo caso si tratta di faglie di tipo diretto perciò i movimenti sono verticali.

Combinando i dati sugli innalzamenti delle linee di costa causati dai terremoti con la presenza dei solchi scavati dall’azione del mare si può risalire a una datazione approsimativa e un’intensità del terremoto che ha causato il sollevamento della costa, aiutando così gli organi preposti e valutare i Tempi di Ritorno, cioè dei lassi di tempo entro cui un terremoto di una certa entità potrebbe ripresentarsi. Il condizionale è d’obbligo perché sono calcoli statistici che – tuttavia – non consentono in alcun modo di effettuare una previsione, cosa che allo stato scientifico e tecnologico attuale è assolutamente impossibile.

Incrociando i dati rilevati a largo dell’area di Taormina si possono trarre le seguenti conclusioni:
– vi furono tre terremoti molto grossi, di cui il più antico risale a circa 5.000 anni fa e causò una dislocazione di circa 1 metro in verticale della linea di costa del tempo;
– il secondo terremoto, che fu anche il più potente, causò un innalzamento di più di 2 metri e avvenne circa 3.200 anni fa;
– il terzo, più recente e più debole vanta un innalzamento di soli 0.8m e può essere datato con più certezza perché rientra nei terremoti storici, ovvero, quelli registrati dall’uomo; proprio per questo si fa coincidere con l’evento del 31 agosto 853, il quale fu registrato e chiamato dagli storici medievali Grande Terremoto.

Si pensa che la faglia genitrice di questi eventi sia la medesima e che tutti abbiano una Magnitudo stimata compresa tra 6.5 e 7. Attualmente la faglia si sposta di pochi centimetri all’anno, ma non si ha memoria recente di un evento molto forte. Perciò l’energia accumulata dalla faglia stessa viene rilasciata poco e gradualmente ma non in maniera impulsiva da parecchio.

BIBLIOGRAFIA –
Giorgio De Guidi, Stefano Catalano, Carmelo Monaco, Luigi Tortorici –
Morphological evidence of Holocene coseismic
deformation in the Taormina region (NE Sicily)