Panic Blog – Day Zero

Panic Room
Panic Room riparte perfettamente dove lo avevate lasciato, come un disco che salta a causa di un difetto, tornando indietro di un solco, producendo un’imperfezione che si ripete e che diventa il nostro tempo, giorni come loop dentro un sequencer immaginario.

Che riflessi ci daranno i rumori che sbattono fra le mura delle città, che rimbalzano nel ferro, che corrono per i gradini delle scale mobili, negli uffici condizionati, nelle palestre. Saranno rumori che passano le porte scorrevoli dei centri commerciali, che
percolano strade, fluiscono dentro i tombini e vengono amplificati nelle condotte d’aria.
E che tempo percepiranno gli uomini alle prese con le sveglie e con i led ad indicare i percorsi, con i trilli dei campanelli delle recepiton degli alberghi, le voci piatte dei citofoni, quelle degli annunci pubblicitari e dei megafoni degli attivisti. Che allarmi scatteranno dagli appartamenti, dalle cinture non messe, dalle
autoambulanze improvvise, dalle attenzioni del comandante per il prossimo volo…
dagli scontri…dalle esplosioni…dalle urla!
Cosa ascolteremo mentre correremo nei parchi, cosa nelle sale di attesa, nelle
metropolitane, nelle file per il bancomat.

In mezzo a questo mare il nostro compito è trovare individui che con dei piccoli microfoni, registrano, che tornano a casa, ed immersi nei cavi elettrici raccontano le città e quello che vivono. Il loro lavoro è diventato quello di ordinare, catalogare trovare una ritmica ed una
metrica.
Così tutto quello che abbiamo dentro che sembra del tutto caotico… schizofrenico…fastidioso e primo di significato, viene plasmato dall’anima trovando un’altro senso, perché tutto può essere musica.
di Alessandro Arena