Dario ed io – di come la Brunori Sas salverà il mondo

Non è “come”, ma “quando”: Dario Brunori salverà il mondo senza problemi, basterà semplicemente restare così com’è. Un passo indietro per capire meglio: ieri sera si è chiusa a Tindari la quarta edizione dell’Indiegeno fest. Una line up fantastica divisa in una settimana di musica da urlo e location da sogno, chiusa proprio dalla Brunori Sas, esibitasi in quel del Teatro greco sotto una luna da sogno.

La Brunori Sas è la band che accompagna Dario Brunori, cantautore calabrese destinato di fatto a salvarci con il suo approccio diretto, autoironico, efficace e sopratutto sensibile verso il pubblico e verso tutta questa grande, enorme faccenda della musica. In circa cento minuti di show il cosentino classe ’77 mette insieme una scaletta in cui trovano posto quasi tutti i brani dell’ultimo disco A casa tutto bene, uscito a gennaio per Picicca dischi, a partire dalle prime due tracce, La verità e L’uomo nero, che fanno capire bene la piega della serata in una Tindari già incantata.

Brunori Sas, Indiegeno Fest 2017

Brunori Sas, Indiegeno Fest 2017

Brunori scherza, è alla mano, si prende in giro anche nei momenti più intensi, come nella presentazione di Come stai, uno dei brani dedicati a suo padre Bruno. Non è un tono lamentoso nonostante la cupezza di fondo, nonostante testi che mostrano lati intimi, personali, sofferenti: Colpo di pistola, con quel “forse quel che ho non è abbastanza” che si chiude con la realizzazione secondo la quale l’amore “è un nodo intorno al collo nel buio di una prigione”, ricopre di brividi le braccia di chiunque sia lì, sotto le stelle, ad ascoltare una delle tremila poesia scritte da quell’Italian dandy che pesca poco dai primi due dischi (solo cinque brani) ma lo fa con cura certosina, come quando dal nulla piazza una Lei, Lui, Firenze capace di far innamorare anche il cuore più algido.

La chitarra lascia spazio al piano, con due esibizioni che contribuiscono – e non poco – ad alzare il livello già elevato: Diego ed io e Kurt Cobain sono due piccole gemme sulla sofferenza e sulla paura, su come esorcizzarle o imparare a conviverci tuo malgrado, perché in qualche modo devi uscirne. Anche se “questo corpo ormai non mi appartiene” e “il dolore, sai, non sa nuotare” in fondo sai che solo accettando che esistano queste situazioni, combattendole, puoi provare ad “andare a scoprire se è vero che il senso profondo di tutte le cose lo puoi ritrovare soltanto guardandoti in fondo”.

Sun Tzu, dettando le regole per vincere la guerra, suggeriva proprio la profonda conoscenza del nemico per poterlo sconfiggere: la paura insita dentro ciascuno non va evitata ma affrontata. E quella stessa paura cantata nell’ultimo disco diventa sempre più protagonista in un’altalena di emozioni: prima i momenti scherzosi, con Il costume da torero (“LA VITA È UNA MERDA!”) e un assolo di Back in black, perché il giovane Brunori amava i chitarroni; poi la storia di Rosa con un nuovo arrangiamento e la chiusura della prima parte di concerto segnata da una struggente versione di Arrivederci tristezza.

Arrivederci, sì: Brunori torna sul palco poco dopo senza band, solo lui e il piano. Il tempo di cazzeggiare ancora un poco col pubblico prima di un vero e proprio bis, perché La verità in versione voce-piano è comunque un altro mondo, un altro piccolo pezzo di universo che aiuta ad affrontare ciò che si ha dentro. Viene in aiuto anche l’esperienza adolescenziale di Guardia ’82, quella chitarra da falò che si trasforma in tasti bianchi e neri ad accompagnare una storia che nasce mentre l’estate muore, inesorabile; vengono in aiuto anche tanti altri piccoli frammenti che compongono poi il mosaico perfetto, quello di Canzone contro la paura, tenuta in cantina fino agli sgoccioli del concerto perché le cose belle vanno sempre attese. Qui si trova la summa del concetto con cui aprivamo, il motivo per cui Brunori salverà il mondo: è una canzone di una maturità sconcertante, intensa, scritta perfettamente e arrangiata in modo esemplare. È nazional popolare in un modo in cui non ci si deve vergognare a esserlo, perché mostra sé stessi, i propri limiti, le proprie esperienze e il modo in cui tutto questo non debba fermare la sensibilità artistica o la voglia di migliorarsi.

E visto che in chiusura Brunori ha incalzato il pubblico, chiedendo nella sua Secondo me come fosse il mondo visto da noi, ci possiamo prendere questa libertà di dirlo, urlarlo forte: vai a Sanremo, Dario. Aumenta ancora di più il tuo raggio di azione. Ci hai fatto benissimo all’anima, ma siamo ancora pochi, troppo pochi. Aiutaci a diventare migliori di come siamo—a quelli come te tocca salvarci, tocca salvare il mondo. Il come lo sai, lo fai benissimo ogni sera su ogni palco; adesso ti tocca decidere il quando. Nell’attesa, grazie di tutto. Anche qui, oggi, è tutto bene.

Gregorio Parisi
@wikigreg