Malto, luppolo, impegno e solidarietà: ecco i 4 ingredienti del Birrificio Messina

20 luglio 2017 Attualità
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birrificiomeDalla manifestazione solidale #allasalute con il Centro Nemo alla collaborazione con l’Indiegeno Fest 2017, ecco gli impegni con i quali il Birrificio continua ad aprirsi e a sostenere la città.

A Messina si produce birra, di quelle buone e di alta qualità, dal 1923. Prima in città c’era la “Birra Messina”; adesso, dopo la minaccia di chiusura, liquidazioni inaccettabili e cassa integrazione, dopo sacrifici immani, cinque anni di strenue battaglie, presidi e ricerche purtroppo vane di nuovi investitori, abbiamo il piacere di gustare “La Birra dello Stretto”.

La ricerca e la cura nella produzione del prodotto sono le stesse, il rispetto per la tradizione anche, ma c’è una differenza fondamentale tra prima e dopo. In quella “e” che fa da terra di mezzo c’è l’impegno e l’abnegazione di 15 operai che, semplicemente, non si sono voluti arrendere, non si sono piegati alla prepotenza del mercato delle multinazionali e alla speculazione edilizia, non hanno voltato le spalle a quel cancello chiuso con il quale si era deciso di segnare la fine definitiva di una produzione secolare. Investono tutto ciò che hanno, mobilità e Tfr, fondano una cooperativa, affittano due capannoni forniti dall’assessorato alle Attività produttive della Regione e, con pazienza (che certo hanno imparato ad averne molta), completano tutte le pratiche burocratiche.

È una storia che qui a Messina, chi più chi meno, tutti conosciamo, anche semplicemente guardando quella Trinacria sbiadita a vessillo del vecchio impianto. Ed è per questo che adesso preme raccontare altro, perché la storia non è finita… Anzi, grazie a quei 15 operai (su 41) che hanno fatto della loro lettera di licenziamento un’opportunità per affermare la propria autonomia, diventando padroni di sé stessi, la storia del Birrificio della nostra città continua. E fra le tre qualità di malto e le quattro di luppolo, si sono aggiunti altri ingredienti, difficili da reperire altrove, perché “vengono dalla consapevolezza di quanto sia piacevole, oltre che doveroso, restituire quanto è stato dato, mettendosi continuamente in gioco”. È quanto ripete con decisione Mimmo Sorrenti, presidente della cooperativa, durante la nostra intervista. Non è semplicemente pagare un debito con la nostra città, è cercare di rispondere con il proprio impegno e le proprie disponibilità alle esigenze di un territorio che, in barba ai sostenitori del “messinese che non ha valìa”, ha saputo impartire una lezione preziosa: quella della solidarietà.

birrificiomessinaconfQuella del Birrificio è una storia di rivalsa e riconquista, ma anche di difesa del legame con la propria città che è diventata incoraggiamento ed esempio per molte realtà territoriali

“Assolutamente si! Noi abbiamo iniziato la nostra lotta nel 2011 con presidi davanti allo stabilimento. In tutto questo la solidarietà che ci hanno dimostrato i messinesi ci ha dato molto coraggio per continuare la nostra battaglia. E, alla fine, ci siamo riusciti. E adesso siamo qui, andiamo benissimo e quello che speriamo è di poter restituire qualcosa a questa città”.

C’è un aneddoto, un evento, di questi anni di lotta e rinascita, che le è rimasto particolarmente impresso?

“Ce n’è uno abbastanza doloroso: quando hanno chiuso lo stabilimento gli ultimi due ad uscire siamo stati io e la mia collega Francesca Sfaveli, oggi vicepresidente del birrificio. Non siamo riusciti a trattenerci e abbiamo pianto come bambini. Dopo una vita passata a lavorare in quello stabilimento, dopo tre generazioni di mastri birrai passati da li, era davvero terribile lasciare l’impianto. Anche perché sapevamo che non saremo più rientrati. Invece, al contrario, uno particolarmente lieto è stato il momento in abbiamo deciso insieme di formare la cooperativa nell’agosto del 2013. Siamo andati tutti dal notaio e abbiamo sbrigato le pratiche, uniti”.

Come ha già sottolineato lei stesso la solidarietà e il duro lavoro sono valori fondamentali per il Birrificio, quanto è importante per voi andare incontro alle esigenze della comunità con il vostro impegno?

“È sostanziale perché è l’unica cosa che possiamo fare, al momento. Messina ci ha dato tanto: grazie a lei abbiamo potuto avviare la produzione; una produzione che continua, ad alti livelli, da ormai otto mesi. Il modo migliore che abbiamo per restituire tutto questo è impegnarci nelle donazioni a quei centri e associazioni che si prendono cura di persone affette da malattie, anche molto delicate, e di bambini. Hanno bisogno del sostegno e della dedizione di esperti, oltre che di macchinari particolari. Ed è per questo che ci siamo impegnati ad affiancare il Centro Nemo sud con la campagna #allasalute”.

allasaluteCi spiega un po’ in cosa consiste la campagna?

“Con la nostra produzione e soprattutto grazie ad una percentuale del ricavo ottenuta dalla vendita delle nostre bottiglie cercheremo di aiutare il centro ad aumentare la disponibilità dei posti letto che potrà offrire. Consegneremo il ricavato con un assegno il 7 dicembre al Palacultura, durante la sfilata di moda Messina in Passerella organizzata sempre da Nemo sud – alla quale parteciperà anche il fortunato vincitore, partecipando al contest, pubblicherà sulle piattaforme social il selfie più originale, accompagnato all’hashtag #allasalute, mentre si gusta la Birra dello Stretto, ndr – Questo è quello che ci stiamo impegnando a fare, speriamo prossimamente di poter fare di più: l’anno scorso abbiamo collaborato con un’ altra associazione, quest’anno per il centro; chissà, magari il prossimo anno riusciremo a dare il nostro sostegno ad entrambe”.

Ci ricordi l’iniziativa alla quale avete partecipato l’anno scorso

“Abbiamo partecipato alla Festa della Birra e quanto ottenuto dalla vendita delle bottiglie durante la festa all’Università dell’Annunziata lo abbiamo donato all’AdB – Amici dei Bambini in corsia del Policlinico. Alla fine, ritornando al discorso generale, questi sono i nostri intenti. L’azienda è nata con la volontà e la convinzione di riportare e rendere più dinamica l’economia di Messina, ma anche di aiutare il prossimo”.

Sempre rimanendo in tema di impegni, il Birrificio quest’anno è anche partner, per la prima volta, dell’Indiegeno Fest 2017, uno degli eventi musicali più attesi dell’estate siciliana. Come è nata questa collaborazione e come vi state preparando per supportare la manifestazione?

“Nasce perché, in tempi non sospetti, gli organizzatori del dell’Indiegeno hanno conosciuto la nostra storia grazie alla rete. Si sono messi in marcia venendo fin qui: hanno voluto vedere lo stabilimento e, soprattutto, hanno visto i sacrifici che stiamo continuando a fare per la nostra produzione. Così ci hanno chiesto di essere partner del Festival, che quest’anno si svolgerà a Patti e al Teatro antico di Tindari, producendo una birra con il loro marchio nella retro etichetta! Una birra – sorride – al gusto di musica”.

Un’ultima domanda. A febbraio avete festeggiato un grande traguardo: 1 milione di bottiglie di birra vendute, decisamente non poche. Ma quali sono adesso i nuovi obbiettivi che vi siete proposti di raggiungere in future e quali sono le sfide che vi state ritrovando a fronteggiare?

“Attualmente stiamo affrontando parecchie sfide. Anche se la produzione è ormai pienamente avviata, nel mercato è difficile entrare e rimanere, soprattutto quando c’è anche di mezzo la concorrenza, a volte anche sleale, delle multinazionali. Per esempio la Birra Messina, prodotta da Heineken fuori, viene venduta ad un prezzo molto più basso. Il prezzo della nostra birra, al contrario, è purtroppo un po’ più alto. Ma è inevitabile, anzi la differenza riguarda proprio quello che sta dietro. E’ un prezzo pienamente in linea con i costi e il lavoro della produzione: La Birra dello Stretto è un birra di malto a bassa fermentazione con 21 giorni di maturazione. E’ una birra di qualità. Per questo il nostro obbiettivo, che già si sta realizzando, è che la popolazione della nostra città, così come gli abitanti delle provincie e delle Eolie, comprendano la qualità della nostra birra! Anzi si può dire che è già così visto che abbiamo avuto numerose richieste anche da regioni lontane come il Piemonte e Lombardia. La gente l’apprezza sempre di più, perché ha capito che nasce dall’esperienza e dal sacrificio. Noi tutt’oggi non percepiamo stipendio perché con ciò che ci spetterebbe cerchiamo di far fronte ai debiti che abbiamo contratto per la costruzione e la messa in moto dello stabilimento. Nonostante questo andiamo avanti con coraggio e tranquillità perché siamo convinti che i messinesi arriveranno a consumare solo la nostra birra, perché capiranno che stanno gustando un Loro prodotto, fatto a Messina, che fa girare l’economia e soprattutto di alta qualità”.

Serena Iudica