Accoglienza minori non accompagnati: Messina eccelle e diventa un modello da esportare in Europa

logourbactSi chiama Urbact ed è il principale programma europeo dedicato allo sviluppo urbano sostenibile.

Per dirla in termini “global”, si tratta di uno strumento della politica di coesione. L’iniziativa comunitaria finanzia la creazione di tre diverse tipologie di azione che abbiano come finalità o la creazione di piani d’azione locali, o l’implementazione di strategie integrate urbane o, infine, il trasferimento di buone pratiche.

In che modo ci interessa questo programma?

Tra le attività nate sotto la buona stella di Urbact, c’è spazio anche per il tema dei rifugiati e Messina costituisce l’unica sede in Italia in cui sia stato attuato il programma cosiddetto Arrival Cities, al quale hanno aderito alcune altre realtà estere, tra cui Andorra e Finlandia. L’obiettivo è creare una rete vera e propria affinché i migranti giunti sulle nostre coste, dopo l’ottenimento dello status necessario per beneficiare di protezione internazionale, possano davvero riuscire ad integrarsi nel tessuto sociale del contesto che li accoglie. La città dello Stretto ha puntato tutto sul sostegno alla categoria vulnerabile per eccellenza, quella dei minori non accompagnati, ai quali , attraverso un network di associazioni, assessorato comunale alle politiche sociali, operatori del comparto relativo e varie altre componenti territoriali, si cerca di offrire una chance di qualità, che va oltre il primo soccorso a chi è reduce da viaggi della speranza.

Stando ad un recentissimo report di Urbact, Messina, in questo momento, rappresenta in Europa un modello da esportare e applaudire ad ogni latitudine per via del modus operandi messo in cantiere. La nostra è l’unica in Italia a collaborare con altre città del Vecchio Continente per seguire un comune filo di collaborazione per affrontare la questione.

“Messina sta rappresentando in Europa non solo la propria esperienza ma più in generale quella del sistema italiano di accoglienza”, si legge nel documento. “Un contributo importante non solo in vista dei meeting transnazionali del progetto, che diventa una vera e propria agorà per soluzioni condivise agli effetti repentini delle migrazioni sui territori, ma anche degli incontri del gruppo d’azione locale che rappresenta la pluralità di attori coinvolti nei sistemi locali di integrazione e accoglienza, tenendo conto delle specificità del territorio e del tipo dei flussi registrati negli ultimi anni”.

Sembrerebbe quasi che si stia davvero facendo un buon lavoro, ma non ditelo ai criticoni detrattori di questo o quello, a cui importa solo polemizzare sterilmente, sia pure se al centro della questione ci sono ragazzini alla semplice ricerca di un presente.

Eleonora Urzì Mondo