La lunga notte della sfiducia nel Palazzo della mediocrità: va in scena la commedia all’italiana. Questione di karma

municipio_notteDeve per forza essere una questione di karma (che per ora va pure di moda parlarne, Gabbani docet). I messinesi – tutti, nessuno escluso – nelle proprie precedenti vite devono aver compiuto atti spregevoli, essersi dimostrati indegni, pessimi. Diversamente non si spiegherebbe come sia possibile che in questa, di vita, debbano mandare giù bocconi così amari. Insomma, cosa abbiamo fatto per meritarci, al di qua dello Stretto, tanta mediocrità? Palazzo Zanca si connota sempre più come il tempio di un’inadeguatezza che pesa sulla cittadinanza come lo scotto da pagare per aver mangiato la mela del peccato. Da una parte c’è un’amministrazione il cui operato non merita certo applausi scroscianti. Dall’altra, un consiglio comunale che non ne azzecca una e tiene in piedi un esecutivo a cui finge di opporsi. O finge o ne è evidentemente incapace. Comunque sia è una battaglia ad armi pari, una sorta di perenne remake di “Lui è peggio di me”, in pieno stile commedia all’italiana.

(foto di Enrico Di Giacomo)

(foto di Enrico Di Giacomo)

Renato Accorinti festeggia la sua sindacatura per la terza volta. E non perché sia stato eletto per il terzo mandato ma perché, durante questo stesso primo, sono stati già due i tentativi di rimandarlo a casa. Tentativi falliti miseramente. Il primo fu un ricorso andato a vuoto, presentato da candidati del Partito Democratico, tra i quali il più noto era certamente l’ex consigliere (ex Pdl) Giovanni Cocivera, primo dei non eletti nella lista Pd, che sarebbe potuto subentrare a Paolo David. Sarebbe e “non può” giacché rischia una condanna a 5 anni e 8 mesi per aborti clandestini. Robetta, insomma.

Ieri notte si è assistito a quella che si può immaginare – ma nulla è scontato – fosse l’ultima impresa eccezionale di detrattori che, a ben guardare, di eccezionale hanno dimostrato di avere solo la capacità di farsi esplodere in faccia una bomba bella grossa. Il consiglio comunale non solo non è riuscito nel proprio dichiarato intento di sfiduciare l’amministrazione, ma anzi ha segnato un autogol di quelli epocali. Dopo tanto parlare di sfiducia, la corposissima opposizione (36 consiglieri, sulla carta) riesce a fare approdare in aula una mozione nata dalle sette firme dei membri dell’intergruppo di Area Popolare. Un iter lunghissimo e niente affatto semplice, il cui epilogo si è consumato intorno alle 3.30 della notte, dopo ben dieci ore di consiglio. Il tutto, nonostante, pallottoliere alla mano, l’esito della votazione apparisse ovvio già dopo le 23.00.

consiglioUna seduta caratterizzata da diverse tensioni, una buona dose di nervosismo e non poche interruzioni. La cronaca è nota, ma vale la pena mettere in luce anche quello che non afferisce ai soli numeri (38 presenze, 23 voti favorevoli, 5 astensioni, 10 contrari).

Chi era presente ha colto sguardi, sbuffi, insulti e persino indignazioni per la presenza di un pubblico che è stato più volte ripreso affinché cessasse di applaudire, schiamazzare, esibire cartelli – e fin qui ci sta – e persino protestare in silenzio, limitandosi a voltare le spalle durante l’intervento di una consigliera, Donatella Sindoni, ancora al centro di una polemica interna ed esterna al palazzo circa la legittimità della sua elezione. “Ma non hanno da fare? Non ce l’hanno una casa?”, si ode dalla prima fila zona centro destra – non quello ‘Nuovo’, eh -. “Ho mal di testa. Chiudiamo la seduta”, aggiunge un altro, snervato dal vociare che arriva dal loggione. Il tutto a dimostrazione di quanto poco si sia abituati alla partecipazione attiva dei cittadini che fino a notte fonda non si sono schiodati dal Municipio. Mamme, papà, persino nonni e una valanga di giovanissimi.

fenech_urziE Dio benedica la democrazia, caro Carlo Cantali – per l’appunto -, stizzito da questi signori che “Ma non ce l’hanno una casa?”. Certo che sì, ce l’hanno. Eppure stanno seduti o in piedi ad ascoltare decine di interventi, talvolta anche imbarazzanti, di gente che sta per decidere della vita dell’intera città, del futuro di una Messina che è di tutti. E questi signori, quelli che assistono, sono composti e civili, molto più di quanto non lo sia spesso un’aula che ha dimostrato svariate volte di non sapersi neanche confrontare al suo interno. Ci sono i supporters accorintiani duri e puri ma anche i rappresentanti di associazioni di destra, liberi cittadini che rivendicano con orgoglio il proprio dna moderato, democristiano o grillino. Ci sono tanti, ci sono tutti, chi più – i filogovernativi certamente – chi meno. Ma tra di loro non si scannano come bestie…loro!

La seduta è aperta, c’è chi strilla e chi espone in modo sacrosanto le proprie ragioni: c’è chi crede a questo bisogno di un ritorno alle urne, chi lo propone dando voce ad una fetta di territorio anche a scapito proprio. Perché, ricordiamolo, fosse decaduta la giunta, sarebbe valso lo stesso anche per il consiglio comunale. C’è chi invece non ci credeva neppure quando ha sottoscritto la mozione che alla fine sarebbe approdata in aula. Invece è successo: forse a qualcuno il giochino è sfuggito di mano.

antonella_russoIl problema più grosso sta in casa Pd perché è solo la capogruppo a votare favorevolmente la sfiducia, gli altri membri del gruppo (tre su quattro) si arenano sul No. Ma poi, siamo onesti, chi è pronto per andare al voto domani? Nessuno. E lo dice onestamente il peregrino Pio Amadeo che, nel suo lungo percorso politico, di partiti e coalizioni ne ha attraversati un tot. Non ci sono programmi, nessun progetto, nessun leader che faccia perno e metta d’accordo i partiti, i partitini e quelli che ancora non sanno chi sono o come fare a crearsi una nuova immagine, una ritrovata verginità da proporre agli elettori. Cittadini senza capipopolo che, si guardano attorno alla ricerca di qualcuno da votare, e trovano balle di fieno che rotolano e un’infinita povertà di contenuti e tristezza dilagante.

Per come stanno le cose adesso, nonostante l’iniziale intenzione (di alcuni) di dar voce ad un malcontento che è francamente palpabile, il risultato è che quello stesso sindaco che ha “scavato le classifiche”, per dirla alla Maccio Capatonda, perdendo punti di consenso in questi tre anni e cocci, nelle ultime settimane ha recuperato terreno indiscutibilmente. Perché? Perché c’è chi continua a fare peggio di lui. Un consiglio che si mostra totalmente disunito, viziato dal volere dei referenti alti (alti alti) e spesso incoerente. Ma soprattutto un consiglio che non ha alle spalle dei punti di riferimento politici in grado di consentire ai membri di avere e seguire una linea chiara.

cucinotta_urziNon c’è da aspettarsi che adesso il confronto tra le parti possa assumere toni più rilassati. Nei prossimi giorni il sindaco dovrà ripensare la struttura della propria giunta e non va escluso che anche l’aula si rimodulerà, a partire da sfiducie, altre sfiducie delle quali già ieri si parlava con insistenza. E nell’occhio del mirino stavolta ci sono la presidente Emilia Barrile e la first lady Pd Antonella Russo che, per quanto i colleghi democratici lo abbiano smentito, potrebbe spogliarsi dei panni di numero uno del gruppo.

Diciamoci la verità, se Accorinti e co. ieri hanno festeggiato un risultato simile, che – ribadisco – era chiaro dalle 23.00 e non c’era bisogno di arrivare al cuore della notte, non è mica per meriti di un’amministrazione che certamente non merita standing ovation e medaglie al valore e che, inoltre, ha deluso tanti e indignato certi. Se Accorinti ieri notte ha brindato con i suoi è perché lui sarà pure inadeguato ma se la batte, in un costante testa a testa, con chi gli fa da opposizione, vera o posticcia che sia.

Eleonora Urzì Mondo