A passo lento

30 novembre 2015 What's Up
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radio

Se non tweeti sei fuori dal mondo.
Se non posti e condividi non esisti.
Se non apri uozzap da agosto non hai una vita vera.
Se non immortali il momento perfetto, l’ultimo dopo venti scatti, non hai esperienze.
Gli eventi delle ultime settimane ci hanno fatto riflettere su queste cose che ci si sono incollate addosso da un paio di anni a questa parte, probabilmente molti di più ma abbiamo perso il conto.
Le nostre facce davanti al caffè si sono trasformate in gif, gattini ciccioni o stickers che rappresentano le nostre emozioni. Le parole svaniscono e appartengono ad altri, a quelli che le storie le hanno scritte davvero, con una macchina da scrivere. Magari in cucina o nei vecchi studi pieni di carte inutili. Quando le giacche erano di pelle ed esistevano ancora i dischi e con loro i negozi, di dischi. Quando si esitava ancora davanti ad un telefono, davanti ad un portone.
Dovremmo forse pentirci di un mondo che continua a viaggiare veloce? Forse è questo il vero problema. La velocità. Non possiamo avere tutti lo stesso ritmo. Ognuno ha una sua postura, un suo passo. Dovremmo forse proclamare che non reggiamo la camminata? Forse sì, non sempre. Alcune volte però abbiamo bisogno di rallentare. Di dilatare i tempi della nostra passeggiata. La soluzione siamo noi e con noi le nostre osservazioni, il nostro incedere nel mondo utilizzando ancora gli occhi e i gesti.
E poi quant’è bella la vecchia radio, che con una manopola ti alza il volume della giornata.